Caso Sauvignon: dalle analisi, non c’è prova certa dell’uso di prodotti vietati

Udine – Discussi ieri in aula i risultati definitivi delle perizie effettuate da Emilia Garcia Moruno, del centro di ricerca per l’enologia di Asti, e da Mario Malacarne, della Fondazione Edmund Mach, sui campioni sotto indagine nell’inchiesta sul Sauvignon friulano confezionato con l’aggiunta di un mix di aromi non previsto dal disciplinare delle Doc, che lo scorso settembre ha portato a perquisizione e sequestri in Friuli Venezia Giulia, ma anche in Umbria e Abruzzo. Secondo quanto riporta del contraddittorio tra accusa e difesa Il Messaggero Veneto, non risulterebbe prova certa che siano stati utilizzati prodotti vietati nella produzione del vino da parte delle cantine indagate. In tre campioni su 30 sarebbero state individuate, soltanto dalle analisi chimiche, tracce di ossido di mesitile. Ma Luca Ponti, avvocato di uno degli indagati, ha spiegato, sostenuto dal parere dei consulenti di parte: “L’ossido di mesitile è presente nel mosto analizzato in percentuali infinitesimali. E visto che la letteratura scientifica indica come possibile una presenza naturale di questo composto negli aromi del Sauvignon, oltre che, per esempio, di altri preparati di frutta con principi di fermentazione, non è possibile stabilire se in questo caso, con valori così bassi, si trovasse là per un processo naturale, oppure in quanto aggiunto”.