Crisi gruppo Kipre (7): il commento di Angelo Frigerio

La crisi di Kipre ha preso tutti alla sprovvista. Che ci fossero problemi in azienda lo si sapeva, ma che si arrivasse addirittura al concordato in pochi l’avrebbero scommesso. Siamo dunque a tre. Dopo Parmacotto e Ferrarini oggi è la volta del gruppo che fra i suoi marchi annovera Principe e King’s.

Nel primo caso la vicenda si è risolta brillantemente grazie al trio Zaccanti, Schivazappa, Ballabeni e ai loro collaboratori. L’azienda parmense sta crescendo e si avvia a doppiare la boa dei cento milioni di fatturato nel 2020.

Non così Ferrarini. Il gruppo è ancora in attesa di un concreto piano industriale che lo porti fuori da una crisi strutturale. Sinora tante le promesse e gli annunci. Nulla di concreto. Di più: la vicenda Kipre potrebbe far spostare l’attenzione di chi sinora aveva ipotizzato un intervento a salvaguardia dell’azienda emiliana. L’eventuale, o gli eventuali, cavalieri bianchi oggi hanno la possibilità di giocare su due tavoli portando a casa un risultato migliore.

Più in generale il ricorso al concordato in continuità conferma il giudizio negativo su questo strumento. Pensato per venire incontro alle necessità delle aziende in crisi, si è trasformato in un mostro giuridico-amministrativo che favorisce i furbi. A scapito dei fornitori che si ritrovano fra le mani il cerino acceso di crisi spesso frutto di scelte sbagliate e di errori grossolani. Incapacità gestionale, presunzione, deliri di onnipotenza: di tutto e di più. E a farne le spese i fornitori che, se va bene, prenderanno il 20% di quanto dovuto. É la sindrome di Superciuk, noto personaggio a fumetti di Magnus & Bunker. Si ruba ai poveri per dare ai ricchi.

Un procedimento, quello del concordato in bianco, che ha bisogno dunque di essere riformato al più presto. Per consentire alle aziende corrette e serie di continuare a lavorare in tutta tranquillità. Nella certezza che le fatture emesse vengano onorate nei tempi corretti.

Permettetemi infine un appunto personale. Alimentando.info si conferma il sito di riferimento per il mercato alimentare. Siamo stati i primi a dare la notizia, a commentarla, a parlare di concordato in continuità. Un plauso ai giornalisti che hanno seguito la vicenda.


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