Expo 2015: due i padiglioni italiani per l’alimentare

La notizia girava da tempo ma solo ora sta diventando una certezza. Salvo imprevisti dell’ultima ora, saranno due i padiglioni italiani a Expo 2015: uno istituzionale e un altro denominato “Corporate”. Al compromesso si è giunti dopo un lungo braccio di ferro che ha visto protagonisti da una parte Fiera Milano e dall’altra Federalimentare. La prima non voleva intrusioni di sorta nella gestione dell’evento da parte di altre organizzazioni fieristiche (leggi Cibus Parma). Federalimentare reclamava invece fermamente un suo spazio dove poter “mettere in mostra” le aziende associate. Alla fine è prevalsa la solita soluzione all’italiana che dovrebbe mettere d’accordo tutti. Ma andiamo con ordine. Sono mesi che si discute sulla partecipazione di aziende dell’alimentare a Expo 2015. Da una parte i responsabili della manifestazione che hanno più volte ribadito che l’evento non è una fiera dove esporre i propri prodotti ma un luogo dove fare cultura a partire dal tema dell’Expo: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Dall’altra parte della barricata c’è invece l’industria agroalimentare che, giustamente, non vuole perdere un’occasione così ghiotta. Soprattutto con un tema così calzante. A dire il vero Expo, nel settore alimentare, ha già fatto delle scelte. E ha affidato a Eataly e Slow Food la gestione di alcuni ristoranti alla prima e addirittura una collina alla seconda. In molti però hanno sollevato diverse perplessità su questa scelta. “Sia Eataly che Slow Food hanno sempre portato avanti un discorso di nicchia”, sottolineano alcuni operatori del settore. “Ma la realtà agroalimentare del nostro paese non si può fermare a prodotti di questo tipo, magari a chilometro zero. Occorre fornire anche ampio spazio alle nostre aziende, in grado di proporre cibo genuino, di grande qualità, confezionato, nel rispetto di tutte le norme igienico-sanitarie”. Insomma in molti hanno sollevato il desiderio di poter mostrare ai prossimi milioni di visitatori internazionali e non, il meglio della produzione italiana. Esigenza emersa a più riprese, come testimoniano le tante telefonate giunte alla nostra redazione che ponevano una sola domanda: “Come posso partecipare a Expo 2015?”. Domanda che fino a poco tempo fa rimaneva senza risposta, a meno che uno non volesse spendere milioni di euro, ma che forse oggi ce l’ha. Ma è stata una battaglia durissima fra queste due posizioni. Alla fine pare sia prevalsa una soluzione di compromesso che può andare incontro a entrambe le parti in causa. Ecco allora un Padiglione Italia impostato in maniera più istituzionale con percorsi culturali guidati, finanziato da Confindustria attraverso Federchimica, Federalimentare e da alcuni grandi brand, e realizzato direttamente da Expo 2015. Vale la pena aggiungere che all’interno di padiglione Italia sarà presente anche un’area dedicata al vino. Che, probabilmente, verrà gestita da VeronaFiere. Il padiglione Corporate si presenta invece come un’area espositiva dove si vorrebbero far confluire le aziende medio–piccole e i vari consorzi, che avrebbero la possibilità di far conoscere i loro prodotti attraverso strutture apposite. Si parla infatti di teche studiate per l’occasione. Il progetto ha destato qualche perplessità. Ma ha due indubbi vantaggi: risponde all’esigenza di visibilità delle aziende ed è l’unico serio presentato sinora. La gestione sarà affidata a Fiere Parma attraverso una società che verrà creata per l’occasione. Le location saranno dunque due con il padiglione Corporate vicino all’ingresso Est, di fronte al parco Biodiversità, nei pressi di Lake Arena e dello stesso padiglione Italia. Tutto a posto, tutto in ordine? Apparentemente sì. La politica dei due forni, di Andreottiana memoria, ha partorito l’ennesimo compromesso all’italiana. Adesso manca solo la sigla del protocollo d’intesa. Che dovrebbe esserci a breve. A quanti vorrebbero far saltare il tavolo all’ultimo minuto ricordiamo che all’apertura di Expo 2015 manca solo un anno. Occorre dunque fare in fretta. Altri (leggi Germania, Cina, Emirati Arabi tanto per fare tre nomi a caso) hanno preparato dei progetti faraonici. Non vorremmo fare la figura dei fessacchiotti. La partita si gioca in casa, nel proprio stadio, con la maggior parte degli spettatori dalla nostra parte. Vediamo di vincerla.