E-bacchus: solo una complicazione burocratica per i produttori vinicoli italiani

Roma – La banca dati europea e-bacchus non piace proprio alle aziende vinicole. La nuova normativa europea prevede, infatti, che dallo scorso primo gennaio, i produttori di vino integrino i documenti di trasporto con il codice della denominazione del nuovo registro Ue. L’obiettivo è fare in modo che le bolle diventino una sorta di certificazione per l’autenticità del prodotto. Un’iniziativa buona, almeno nelle intenzioni. Il problema, come spesso accade con le nuove normative, è che la conseguenza più diretta è un appesantimento del carico burocratico, già notevole, con il conseguente aggravio dei costi di gestione delle imprese. Un provvedimento, inoltre, non strettamente necessario in Italia, dove il sistema delle certificazioni per quanto riguarda i vini a denominazione si è sempre dimostrato adeguato. Il recepimento del nuovo regolamento è stato reso più complesso dalla scarsa tempestività con cui sono state pubblicate le due circolari che ne illustravano i dettagli: il 20 dicembre e la vigilia di Natale. La Coldiretti ha, comunque, già presentato al Mipaaf e all’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi di adeguare la normativa al panorama italiano ed evitare così inutili complicazioni. (PF)