Prosecco sotto attacco

Treviso – Prosecco sotto attacco. Dopo le fake news di Londra, con l’attacco del The Guardian della scorsa settimana (clicca sul link), oggi è dal fronte interno che le note bollicine devono difendersi. A scatenare la bagarre un articolo apparso ieri sul Corriere della Sera a firma Gian Antonio Stella. Sotto accusa il successo planetario del Prosecco, con le conseguenti ricadute della crescita delle vendite sul Triveneto. Partendo da un’analisi sul delicato tema della redditività, con il confronto impietoso tra reali costi di produzione (3,71 euro di media a bottiglia) e i principali prezzi al dettaglio (da 2,99 a 1,49 euro a bottiglia) in supermercati e ipermercati di uno dei mercati di riferimento, il Regno Unito, la domanda posta è: “Val la pena di produrre mezzo miliardo di bottiglie, che quest’anno dovrebbero diventare, a dispetto della siccità e delle grandinate, 550 milioni (parola del Consorzio di tutela della Doc) per poi venderle spesso a prezzi stracciati?”. Dopo l’improbabile e improponibile confronto con le performance a valore dello Champagne, il Prosecco è costretto a subire il fuoco di fila di alcuni operatori del settore.  Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, afferma: “Io farei le magliette: Prosecco, no grazie”. Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, rincara la dose: “Prosecco, Prosecco, solo Prosecco: è una monocultura sbagliata. Segno di una scarsa lungimiranza”. E di Paolo Valdesolo, per anni consigliere di Assoenologi, l’affondo conclusivo: “Il Friuli sta diventando la tetta dove succhia il Veneto. I veneti arrivano, comprano terreni, tolgono Merlot, Chardonnay, Friulano. Prima il 60% dei nostri vigneti era a bacca rossa, oggi 70% a bacca bianca. Siamo travolti dal Prosecco”.