Il salame bergamasco che non piace a Coldiretti

Bergamo – Appena il tempo di festeggiare per il passo avanti nell’iter per ottenere l’Igp, che sul salame bergamasco scoppia la polemica. Il Disciplinare di produzione, trasmesso a settembre al Mipaaf, dopo il via libera della Regione Lombardia, per ottenere la protezione nazionale Igp transitoria, non piace a Coldiretti. In una nota, l’Associazione lamenta che il documento “non contiene nessun articolo che leghi l’origine dei suini da impiegare nel territorio bergamasco”. La questione è sempre quella dell’origine della materia prima: “Era il primo requisito da prevedere per un prodotto che vuole vantarsi di essere bergamasco”, afferma il presidente di Coldiretti Bergamo,  Alberto Brivio. “È veramente inspiegabile che la Regione Lombardia abbia dato il via libera a una simile iniziativa”. Dalle pagine dell’Eco di Bergamo, il presidente dell’Associazione per la valorizzazione del salame bergamasco, Luca Chiesa (del salumificio Ibs) ricorda che per ottenere l’Igp non è necessario che la materia prima provenga dal territorio indicato nella denominazione (come invece avviene per la Dop), precisando che l’articolo 5 del Disciplinare prescrive l’utilizzo di carne suina non congelata di suino dal peso non inferiore ai 160 Kg: caratteristiche proprie quasi esclusivamente del suino italiano. Chiesa spiega, inoltre, che sarebbe impossibile una produzione di salame bergamasco Dop, per l’assenza di macelli adatti nella provincia di Bergamo, oltre a un’insufficienza di capi.