Lisa Ferrarini (Assica): “Introdurre soglia minima di fatturato per richiedere Dop e Igp?”

Roma – Ripensare al ruolo delle Dop e Igp in base a un criterio economico. Una proposta ventilata da Lisa Ferrarini (nella foto), presidente di Assica (Associazione industriali delle carni e dei salumi), nel corso di un incontro, che si è svolto ieri alla Luiss di Roma, dal titolo “Made in Italy agroalimentare: tutela delle denominazioni tipiche”. La considerazione parte dal fatto che l’Italia vanta un patrimonio di 264 prodotti tutelati, ma l’80% del loro giro d’affari è realizzato dalle prime 10 specialità. Mentre le altre producono un fatturato che in media non va oltre i 4,6 milioni di euro, per singola produzione. L’idea, secondo Ferrarini, è che molti prodotti tutelati sopravvivano solo grazie al sostegno pubblico, e che a causa dei complessi e costosi sistemi di controlli a cui sono sottoposti non riescano a creare valore aggiunto. Di qui l’invito, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, a pensare a una soglia minima di fatturato sviluppato da un prodotto, prima di procedere alla richiesta di denominazione. La presenza di un numero eccessivo di Dop e Igp italiane è una questione di cui si parla da tempo (anche se mai così apertamente), tanto che, in via ufficiosa, l’Ue ha manifestato qualche perplessità riguardo alla quantità di domande di tutela, presentate dall’Italia.