Mafia dei Nebrodi: nove provvedimenti di fermo per minacce e intimidazioni agli allevatori

Messina – Avrebbero minacciato allevatori e contadini per costringerli a cedere i loro terreni e poter accedere, così, ai contributi destinati all’agricoltura dall’Unione europea, senza dover fornire la certificazione antimafia. Come richiesto invece, da circa un anno, a chi stipula contratti di affitto dei terreni pubblici con le amministrazioni locali nel Parco dei Nebrodi (in foto). E’ quanto emerge da un’indagine dei carabinieri della compagnia di Santo Stefano di Camastra (Me) e dei Ros di Catania, scattata dopo la denuncia di un allevatore, che ha portato a nove provvedimenti di fermo urgente da parte della Dda di Catania, emessi soprattutto per evitare ulteriori intimidazioni nei confronti degli agricoltori. Secondo l’accusa, i mafiosi delle famiglie dei Nebrodi, in particolare quelle affiliate con i clan catanesi Ercolano e Santapaola, negli ultimi mesi, proprio a seguito del provvedimento del presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, che imponeva la presentazione di un certificato antimafia, avevano messo in atto una vera e propria strategia di violenze e intimidazioni nei confronti degli agricoltori. I fermati, tra cui Salvo Catania, boss di Bronte, e Giovanni Pruiti, membro di una famiglia a cui erano state revocate le concessioni di molti terreni nel Parco dei Nebrodi, qualche mese fa, sono accusati dai magistrati di associazione mafiosa ed estorsione.