Nicola Bertinelli (parmigiano reggiano) 2: “Ceta, un sì. Ma a certe condizioni”

Milano – A margine della presentazione dei dati di bilancio 2018 del parmigiano reggiano, il 15 aprile alla Borsa di Milano (leggi qui), abbiamo rivolto alcune domande a Nicola Bertinelli (in foto), presidente del Consorzio del parmigiano reggiano, su alcuni dei principali temi di mercato e di attualità.

L’anno scorso Coldiretti sparò contro il Ceta, l’accordo di libero scambio con il Canada. Mentre oggi i dati che abbiamo sono significativi e positivi.  Quindi?

Ma la domanda è al presidente del Consorzio o al presidente di Coldiretti Emilia Romagna?

Forse quello è il problema. A tutti e due…

Innanzitutto, dobbiamo chiarire una cosa: gli accordi di libero scambio sono una cosa positiva, un’opportunità per aprire spazi di mercato. E Coldiretti, come del resto il parmigiano reggiano, è assolutamente a favore degli accordi di libero scambio. Poi, bisogna cominciare a ragionare su quali siano in realtà i prodotti che trovano mercato. Perché la storia insegna che la domanda che viene maggiormente soddisfatta quando c’è un accordo di libero scambio è una domanda di beni non così distintivi, anzi. Solitamente, si tratta di prodotti di multinazionali piuttosto che di prodotti con indicazioni geografiche. Per capire quale sia il problema di un accordo come il Ceta, cito uno studio che abbiamo realizzato. Abbiamo mostrato a 100 consumatori, negli Stati Uniti, un bel pezzo di parmesan cheese con scritto sotto Made in Wisconsin. E quando abbiamo chiesto da dove arrivasse, il 67% delle persone ha risposto: Italia. Se poi ci metti sopra la bandierina italiana, allora sarà il 99% a fornire quella risposta. Il problema quindi qual è? Che parmesan non è un nome generico, ma è un nome che il 66% delle persone associa in modo diretto a un formaggio fatto in Italia, cioè il parmigiano reggiano. E accettare questa cosa significherebbe legalizzare sia il prodotto vero sia quello che trae in inganno il consumatore. Il consorzio del parmigiano reggiano non può assolutamente benedire questo. Quindi, se mi chiede se il Ceta possa essere un punto di arrivo per il Consorzio, rispondo di no. Ma non escludo che, rispetto al non avere una tutela della Dop, possa essere una fase migliorativa. Quindi, se dobbiamo ragionare sul creare dei volumi di mercato dopodomani, è evidente che l’accordo di libero scambio così com’è, è positivo. Ma se pensiamo che fra 20 anni i nostri figli dovranno ancora combattere per far capire in un mondo dove tutto è legale che il parmesan è una cosa e il parmigiano reggiano un’altra, allora non ci siamo. Ecco perché Coldiretti dice che se determinate clausole, se determinati aspetti del Ceta, verranno presi in considerazione, sarà ben contento di firmarlo e sottoscriverlo.


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