Sto Caricando il contenuto... la velocità dipende dalla connessione utilizzata!

Alimentando

Papa Francesco a Genova: “Dobbiamo continuare a chiedere il lavoro, a generarlo, a stimarlo, ad amarlo”

Genova – Sabato 27 maggio. Per la prima volta Papa Francesco è a Genova (foto Afp), dove presso lo stabilimento dell’Ilva incontra il mondo del lavoro. Un imprenditore del distretto riparazioni navali, Ferdinando Garrè, chiede parole di vicinanza di fronte ai continui ostacoli che deve affrontare: la burocrazia, la lentezza delle decisioni pubbliche, la mancanza di servizi. Risponde Bergoglio: “La premessa è: il mondo del lavoro è una priorità umana. E pertanto, è una priorità cristiana, una priorità nostra, e anche una priorità del Papa”. Perciò, prosegue Francesco, “non c’è buona economia senza buoni imprenditori, senza la vostra capacità di creare, creare lavoro, creare prodotti. […] Nessun buon imprenditore ama licenziare la sua gente – no, chi pensa di risolvere il problema della sua impresa licenziando la gente, non è un buon imprenditore, è un commerciante, oggi vende la sua gente, domani vende la propria dignità –, ci soffre sempre, e qualche volta da questa sofferenza nascono nuove idee per evitare il licenziamento. Questo è il buon imprenditore”.

Nel discorso del pontefice c’è spazio per un ricordo personale: circa un anno fa un uomo gli si è avvicinato, dicendo che era al limite e rischiava di licenziare una sessantina di lavoratori. E mentre lo diceva piangeva. “Quello è un bravo imprenditore. Lottava e pregava per la sua gente, perché era ‘sua’: ‘E’ la mia famiglia’. Sono attaccati…”.

Ma il Papa risponde anche alle preoccupazioni di Manuela, rappresentante sindacale, sul disagio sociale e la precarietà: “La mancanza di lavoro è molto più del venire meno di una sorgente di reddito per poter vivere. Il lavoro è anche questo, ma è molto, molto di più. Lavorando noi diventiamo più persona, la nostra umanità fiorisce, i giovani diventano adulti soltanto lavorando. La Dottrina sociale della Chiesa ha sempre visto il lavoro umano come partecipazione alla creazione che continua ogni giorno, anche grazie alle mani, alla mente e al cuore dei lavoratori. Sulla terra ci sono poche gioie più grandi di quelle che si sperimentano lavorando, come ci sono pochi dolori più grandi dei dolori del lavoro, quando il lavoro sfrutta, schiaccia, umilia, uccide. […] Bisogna allora guardare senza paura, ma con responsabilità, alle trasformazioni tecnologiche dell’economia e della vita e non rassegnarsi all’ideologia che sta prendendo piede ovunque, che immagina un mondo dove solo metà o forse due terzi dei lavoratori lavoreranno, e gli altri saranno mantenuti da un assegno sociale. Dev’essere chiaro che l’obiettivo vero da raggiungere non è il ‘reddito per tutti’, ma il ‘lavoro per tutti’! Perché senza lavoro, senza lavoro per tutti non ci sarà dignità per tutti”.

Infine, Vittoria, disoccupata, chiede dove si può trovare “la forza per crederci sempre e non mollare mai”. Queste le parole di papa Francesco: “Chi perde il lavoro e non riesce a trovare un altro buon lavoro, sente che perde la dignità […]. Il lavoro, invece, diventa ‘fratello lavoro’ quando accanto ad esso c’è il tempo del non-lavoro, il tempo della festa. Gli schiavi non hanno tempo libero: senza il tempo della festa, il lavoro torna ad essere schiavistico, anche se superpagato; e per poter fare festa dobbiamo lavorare”.

Il lavoro, dunque, non si può svendere, né sacrificare al consumo. Che è ormai diventato “il centro della nostra società”. Ma il lavoro è “fatica e sudore”. E quando si svende, si svendono anche dignità, rispetto, onore, libertà. “Non dobbiamo permetterlo”, ha concluso il pontefice. “E dobbiamo continuare a chiedere il lavoro, a generarlo, a stimarlo, ad amarlo”.

Clicca qui per leggere il discorso integrale di Papa Francesco.