Sacchetti dell’ortofrutta a pagamento: la polemica continua

Roma – Dall’1 gennaio si pagano i sacchetti dell’ortofrutta nei punti vendita della Gdo. Il costo varia tra 1 e 3 centesimi, a seconda delle insegne. Il provvedimento si deve alla direttiva europea 2015/720 sulla riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero. A finire nell’occhio del ciclone è stata soprattutto Catia Bastioli, amministratrice delegata di Novamont, il gruppo che detiene la quota più ampia di mercato nella produzione di bioplastiche (ma nel settore ci sono 150 aziende). Secondo gli accusatori, proprio la Novamont sarebbe stata favorita dalla norma. Come riporta il Corriere della Sera, la Bastioli è infatti presidente di Terna, nominata da Matteo Renzi, e non ha mai nascosto la sua vicinanza all’ex premier. Lei si è difesa dichiarando che “è una tecnologia patrimonio per il Paese a livello mondiale”. Sui social network, intanto, infuriano le polemiche contro le catene della distribuzione, accusate di speculare sul costo dei sacchetti. Un po’ di chiarezza arriva da un tweet pubblicato ieri da Mario Gasbarrino, ad di Unes/U2 Supermercati: “Prima regalavamo sacchetti che ci costavano 0,6 cents, i nuovi ci costano 2,44 e li vendiamo a 1 cents, quindi vendendoli sottocosto ci rimettiamo il triplo (1,84). Chi li vende a 2/3 cents a breve li abbasserà (è la concorrenza signori)”. Altre polemiche derivano dal fatto che solo in Italia i sacchetti biodegradabili sono a pagamento. Mentre sull’obbligo di utilizzare quelli del supermercato, ha preso posizione il segretario generale del ministero della Salute: “No al riutilizzo dei sacchetti bio quando si acquista frutta e verdura al supermercato, ma non siamo contrari all’impiego di buste monouso nuove che il cittadino può portare da casa”.