London – In un’intervista rilasciata oggi al BusinessDay, Terry Leahy, ex Ceo di Tesco che ha portato l’insegna dai 568 punti vendita del 1997 ai 2.482 del 2011, parla di marca commerciale. Il pretesto è offerto dalla decisione di Woolworths e Coles di incrementare l’incidenza di questo business sul loro giro d’affari. E, nell’annunciare questa decisione, il management di Woolworths ha indicato Tesco come caso esemplare. “Come in ogni strategia tutto dipende da come la realizzi – ha commentato Leahy -. I consumatori inglesi sono abituati alla private label: l’offerta di Marks & Spencer, infatti, è al 100% a marca commerciale. Tesco ha inserito la proposta a marca commerciale in altri settori merceologici e ha avuto molto successo. Tuttavia, esistono dei limiti che variano da settore a settore, da supermercato a supermercato. L’incidenza va dal 30 al 50%: è assolutamente importante permettere al consumatore di poter scegliere”. Per Tesco la quota della private label sul business complessivo varia dal 40 al 45%; per Woolworths e Coles l’incidenza si attesta tra il 10 e il 15%. Mentre sale al 40% in csa Sainsbury’s. Leahy parla anche dei rapporti con i copacker. “E’ importante che l’insegna paghi adeguatamente il fornitore. Perché possa continuare a investire nel proprio business. Non ha senso per un’insegna ridurre costi di questo tipo: sull’etichetta del prodotto compare il nome della catena. Quindi, la qualità non può essere mediocre”. (NC)
ESTERI
Leahy ex Ceo di Tesco: “Pagare adeguatamente i copacker. Un must per qualità della private label”
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