Carrefour, la strategia 2030 equivale al “riconoscimento della sconfitta?” L’analisi del sito Retail Detail

2026-02-23T11:47:19+01:0023 Febbraio 2026 - 11:47|Categorie: Retail|Tag: , , |

Anversa (Belgio) – La strategia 2030 di Carrefour? Secondo Stefan Van Rompaey, editorialista di Retail Detail, è il “riconoscimento della sconfitta”. In un editoriale, il sito belga stigmatizza gli annunci della catena di mercoledì scorso (leggi qui). “È ufficiale: coloro che si erano autoproclamati gli inventori degli ipermercati non costituiscono più un retailer internazionale”, esordisce l’articolo, proseguendo causticamente: “Carrefour vuole diventare il numero uno in Francia attraverso acquisizioni; il resto sembra secondario, a giudicare dalla strategia né carne né pesce presentata da Alexandre Bompard”.

Le stilettate riguardano soprattutto il manager, definito “il ceo più pagato del settore alimentare”, ma che “si rifiuta ostinatamente di mettere in discussione il modello ormai irrimediabilmente superato degli ipermercati, in rosso da otto anni nel loro mercato di origine”. Secondo l’opinionista fiammingo, la nuova strategia si risolverebbe nel “concentrarsi ancora di più sui prodotti freschi, sui marchi propri, sul franchising, sulle riduzioni di prezzo e sull’intelligenza artificiale”. Evidentemente queste scelte non hanno scaldato il mercato, se è vero che il prezzo delle azioni di Carrefour è sceso subito dopo la presentazione.

“Parte del problema, temo, è che l’amministratore delegato è francese e Carrefour è un monumento francese intoccabile”, continua Van Rompaey. “La ristrutturazione nel mercato interno è un tabù. La decisione di vendere i Paesi in eccedenza dovrebbe generare denaro per finanziare acquisizioni interne, ma come?”. E prosegue: “In vacanza a Parigi, nella regione della Loira, in Bretagna o in Provenza, non sono mai stato particolarmente colpito dall’ipermercato, dal Market o dal City Carrefour locale. E voi? Molta mediocrità, scarsa esecuzione. Il fatto che il retailer voglia ora esternalizzare i suoi reparti di frutta e verdura a uno specialista esterno di prodotti freschi la dice lunga. È una mossa debole. E in Spagna, ha perso quote di mercato lo scorso anno, per dirla tutta”.

Quanto al posizionamento del retailer, la stilettata suona così: “Siamo onesti: Carrefour non è un retailer internazionale. Non lo è mai stato, del resto. Lo abbiamo visto in Belgio per più di vent’anni, con una sfilata di sette amministratori delegati espatriati che non capivano affatto il mercato locale e non facevano alcuno sforzo per farlo, perché il Paese era solo una tappa nella loro brillante carriera. Non sarà stato diverso in altri Paesi”.

La conclusione certamente farà discutere, anche alla luce della scelta di lasciare il mercato italiano: “No, questa è una catena completamente francese con alcune attività secondarie all’estero che ora si stanno rivelando troppo costose. Quindi l’azienda si sta ritirando sul proprio mercato interno. La strategia Carrefour 2030 non è quindi un piano di battaglia audace, né un percorso di crescita, né un nuovo inizio: è il riconoscimento della sconfitta”.

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