Amarone: la replica del Consorzio Valpolicella alla “proposta di riconciliazione” delle Famiglie Storiche

Sant’Ambrogio di Valpolicella (Vr) – Investire in un progetto di valorizzazione della denominazione Valpolicella i 160mila euro che dovrebbero utilizzare per la pubblicazione della sentenza su due giornali nazionali, in cambio della rinuncia a far ricorso in Cassazione. È questo il succo della proposta avanzata dall’Associazione delle Famiglie Storiche (che riunisce Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre d’Orti, Venturini e Zenato) al Consorzio della Valpolicella, che ha vinto in primo e secondo grado il ricorso sull’utilizzo del nome del vino. Una contesa che ha avuto origine cinque anni, fa per la difformità di nome e marchio delle allora ‘Famiglie dell’Amarone d’Arte’ dal disciplinare. “Nel ribadire il proprio rammarico per una querelle giudiziaria la cui coda non ha certo reso onore a una produzione tra le più apprezzate al mondo, il Consorzio tutela vini Valpolicella ricorda che la sentenza accerta, tra l’altro, atti di concorrenza sleale in entrambi i gradi di giudizio, con condanna a risarcimento del danno da definirsi in separato procedimento”, commenta il Consorzio in una nota. “Inoltre si sottolinea la gravità di una condotta che a nostro avviso non può essere risolta con un semplice ‘lascito’ di una somma di denaro (la cui proposta è stata per altro già bocciata dal consiglio di amministrazione dell’ente consortile). Ci si augura infine che le proposte di riconciliazione possano in futuro essere gestite da professionisti e non attraverso una conferenza stampa. Quando le condizioni lo permetteranno saremo pronti a investire insieme in favore della promozione del territorio”. L’Associazione aveva già depositato il ricorso in Cassazione entro la scadenza del 30 dicembre scorso, con l’idea di ritirarlo qualora le parti avessero trovato un accordo.


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