Boccia(to) 2

Rischio fallimento. Arti Grafiche Boccia, la società amministrata da Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, versa in gravi difficoltà economiche. Come avevamo scritto nella newsletter di venerdì 17 gennaio (clicca qui) l’azienda vanta un fatturato (2017) di 43 milioni di euro ma ben 38 milioni di debiti fra cui 20 con le banche. La prima anomalia che si intravede nella vicenda è proprio quella del bilancio. Per quale motivo è disponibile solo quello del 2017? Ma non dovrebbe l’uomo al vertice dell’associazione che raggruppa l’industria italiana – e che ci spiega nei convegni come si fa a fare impresa – essere un esempio di specchiata trasparenza? Le due domande rimangono sospese.

Ma un’attenta analisi dei tre bilanci, dal 2015 al 2017, fornisce qualche elemento di valutazione. Innanzitutto il valore della produzione: quasi 43 milioni di euro nel 2015, 40.601.309 l’anno successivo e 43.162.658 nel 2017. Fin qui bene. Ma è l’utile dell’esercizio che spaventa: solo 27.366 euro nel 2015 e 17.779 l’anno successivo. Ma è del 2017 la debacle: una perdita di quasi tre milioni di euro (2.997.993 per l’esattezza). Con in più un totale dei debiti che fa paura: 40 milioni nel 2015, poco più di 35 nel 2016, più di 38 l’anno successivo.

Una discesa agli inferi che non credo si sia fermata nel 2018, come pure nel 2019. Una situazione molto deteriorata che ha visto Vincenzo Boccia correre ai ripari. E chi meglio dell’altro Vincenzo, ovvero quel Gesmundo direttore generale di Coldiretti, poteva aiutarlo? Ecco allora il soccorso gialloverde che passa attraverso un accordo con Conad, entrambi partner in Filiera Italia. Me lo immagino Vincenzino nostro che, dopo aver parlato con Boccia, chiama al telefono Francesco Pugliese, ad di Conad: “A Fra, mettece una pezza…”

La conferma arriva dalla stessa azienda salernitana nel comunicato stampa emesso poche settimane fa: “A fine gennaio sarà sottoscritto un contratto di filiera con un partner strategico e complementare per crescere nel segmento della Gdo e coniugare ai prodotti stampati dalle Arti Grafiche Boccia anche servizi da cui deriverà un investimento di circa 10 milioni di euro con impianti prime installazioni in Italia”: Bingo! Un comunicato stampa che è un capolavoro. Si parla infatti di: “Un piano di rilancio che prevede nuovi investimenti pari a 10 milioni di euro nei prossimi 18 mesi, che si aggiungono ai 40 milioni già investiti negli ultimi 15 anni, oltre a un aumento di capitale già realizzato pari a 1,3 milioni con annessa ristrutturazione del debito”. Già, ma perché questo debito? Subito spiegato: “E’ la conseguenza di una riduzione di fatturato a seguito della congiuntura internazionale, e degli Npl dovuti ad alcuni clienti storici che hanno concluso la loro attività per motivi di assenze di passaggio generazionale”. Una comica: assenze di passaggio generazionale… Fa venire in mente un film: Risky business – Fuori i vecchi… i giovani ballano.

Ma non è finita qui: “Al fine di non far subire ad altre imprese fornitori dell’azienda quanto è stato subito dagli effetti degli Npl, è stata scelta la procedura definita 182 bis che consente a tutti i creditori di ricevere in trasparenza la totalità dei loro crediti nell’ambito di un piano temporale definito”. Ma che trasparenza. Altro che totalità. Con il concordato, se va bene, i creditori porteranno a casa un 20%. Ripeto, se va bene. E se le banche accetteranno. Altrimenti è fallimento! Meravigliosa è poi la parte finale: “Nell’ambito dell’economia circolare, l’azienda prevede poi di lanciare un laboratorio sperimentale dedicato ad artisti per realizzare opere d’arte a partire dagli scarti di produzione in particolare carta e lastre”. Insomma, una serie di supercazzole da far invidia al Sassaroli & Co. del film Amici miei. Quando la realtà supera la fantasia…


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