Federalimentare sotto attacco

Eni, Enel, Banca Intesa, Cdp, Granarolo, Antinori, Casillo, Opas. Sono alcuni dei nuovi soci di Filiera Italia, l’associazione nata nel 2018 da un accordo tra Coldiretti e alcuni top player dell’agroindustria, che ora diventa fondazione. Una mutazione antropologica per la realtà che ha visto la recente uscita di Ferrero, a seguito delle polemiche di Coldiretti contro l’utilizzo di nocciole turche, e che intende riunire numerosi player dell’agroindustria, dell’energia, della finanza e della distribuzione. Tra i vecchi soci figura infatti Conad, e voci solitamente bene informate parlano di altri player della Gdo pronti a entrare.

Alla presidenza della neonata fondazione è stato nominato l’ex ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Già ministro degli Affari europei e presidente dell’Ocse, Moavero si è distinto in questi anni per la capacità di gestire dossier complessi tra Bruxelles e Roma. Vicepresidente vicario sarà l’inossidabile Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti, mentre Luigi Scordamaglia, Ad di Inalca, mantiene la carica di consigliere delegato. 

Con questo riassetto e con l’immissione di nuovi soci ‘pesanti’, Filiera Italia punta a diventare un soggetto sempre più politico, in grado di farsi valere ai tavoli che contano. Con l’obiettivo di valorizzare il settore da tutti i punti di vista. Di qui il coinvolgimento di colossi dell’energia, che giocheranno un ruolo da protagonisti nel Green new deal annunciato dalla commissione Ue. 

Ma c’è di più: “Filiera Italia oggi rappresenta l’unica realtà del Paese capace di far fronte alle nuove sfide”, spiega Ettore Prandini, presidente di Coldiretti. La fondazione scompagina infatti le carte nel mondo della rappresentanza, lanciando il guanto di sfida a Federalimentare. Non sarà un caso che Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare, e Luigi Scordamaglia siano in disaccordo praticamente su tutto. 

Nel febbraio scorso, Vacondio tuonava contro l’associazione che riunisce agricoltura, industria e distribuzione: “Voglio fare un ragionamento molto serio e rispettoso degli altri, parlando da imprenditore e non da presidente. Faccio un mestiere, che è quello del mugnaio, in un territorio dove è imprescindibile fare accordi con le organizzazioni agricole. Detto questo, per fare business e quindi un ulteriore passo in avanti, bisogna avvicinare questi due mondi che sono sempre stati in contrapposizione in maniera sbagliata. Ma se Filiera Italia intende essere anche un organismo di rappresentanza del mondo industriale, secondo me è sbagliato. Anzi, sbagliato è poco, siamo fuori luogo”. Pochi giorni fa è tornato alla carica. Pur giudicando l’evoluzione di Filiera Italia “interessante”, ha ribadito di essere “convintissimo che la rappresentanza dell’agroalimentare debba essere in capo all’industria e che non ci debbano essere invasioni di campo”. Il messaggio al trio Scordamaglia-Gesmundo-Prandini non poteva essere più chiaro. 

Altro fronte caldo è quello dell’etichettatura degli alimenti. Una settimana fa il governo ha trovato la quadra sull’etichetta a batteria, su base volontaria, escludendo i prodotti Dop e Igp. Ma subito si è acceso il dibattito – guarda un po’ – tra Scordamaglia e Vacondio. Con il presidente di Federalimentare contrario all’esclusione: “Rischierebbe di affossare la nostra posizione in sede di negoziazione comunitaria”. E il consigliere di Filiera Italia che prende le distanze: “Chi contrasta l’esclusione, lo fa più che altro per paura”.  Da una parte Federalimentare e il ruolo predominante dell’industria, dall’altra la corazzata Coldiretti con diversi top brand e un negoziatore di prim’ordine come Moavero Milanesi. Siamo solo agli inizi, ma la guerra tra i due si preannuncia molto, molto lunga.

In foto, da sinistra: Enzo Moavero Milanesi ed Ettore Prandini


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