Il futuro dell’agricoltura italiana è 4.0

Milano – Il cambiamento climatico mette a repentaglio il domani del settore agroalimentare italiano e si fa sempre più impellente la necessità di ridurre gli sprechi e prevenire i rischi, tenendo sotto controllo la filiera. Sono le start-up italiane a fornire gli strumenti per farlo. Sensori e droni sui campi, big data per analizzare le coltivazioni, la blockchain per verificare la trasparenza della filiera, e l’intelligenza artificiale per prevedere le rese. Come riporta Corriere Economia, il Bel Paese è la nazione Ue con più start-up, tuttavia, dal 2012 a oggi, sono stati raccolti solo 25,3 milioni di euro in investimenti, contro 2,9 miliardi di dollari in tutto il mondo. L’agrifood, che vale 132 miliardi di euro, è strategico per l’economia italiana. Solo innovazione e collaborazione potranno garantirne la vittoria sulle sfide presenti e future, anche quelle climatiche, e la crescita dell’export, che oggi vale 42 miliardi di euro. Nel futuro 4.0, sotto controllo anche gli sprechi, oggi pari a ben un sesto del cibo consumato. “C’è molto movimento dettato dalla competizione e se guardiamo i singoli strati della filiera, ogni livello sta facendo bene”, spiega Alessandro Perego, professore di logistica e supply chain management al Politecnico di Milano. “L’urgenza di oggi, però, è la collaborazione: occorre che l’intera filiera si faccia sistema”. Le start-up giocano anche un ruolo cruciale nell’educazione e sensibilizzazione dei consumatori rispetto a un futuro sostenibile.


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