L’INCHIESTA
Buonitalia, il grande scandalo

Roma – La cabina di regia per l’internazionalizzazione delle imprese dirige una pellicola che non vincerà mai l’Oscar. O potremmo dire, un classico esempio di commedia all’italiana, per restare in ambito cinematografico. Stiamo parlando di Buonitalia, ovvero la società per azioni partecipata al 70% dal Mipaaf, da Ice (10%), Ismea (10%) e Unioncamere (10%), che aveva come obiettivo lo sviluppo di azioni di promozione a valorizzazione della produzione agroalimentare italiana all’estero. Voluta fortemente dall’ex ministro per le Politiche agricole, il leghista Luca Zaia, la società è in liquidazione da circa dieci mesi. Operazione, questa, affidata al professor Alberto Stagno D’Alcontres. E che si presenta molto difficile, perché la situazione debitoria dell’Ente è pesantissima. E porterà, probabilmente, al fallimento. Ma facciamo un passo indietro. Buonitalia, nella sua breve vita – gran parte delle attività della società si sono svolte infatti tra il 2008 e il 2010 – ha goduto di uno stanziamento di 50 milioni di euro, oltre ai fondi destinati ai diversi progetti. Il costo della struttura ammontava a circa 2,6 milioni di euro l’anno, di cui 1,5 milioni per soli costi del personale dipendente.
(AR)

L’INCHIESTA COMPLETA VERRA’ PUBBLICATA SUL NUMERO di LUGLIO/AGOSTO DI SALUMI&CONSUMI E FORMAGGI&CONSUMI


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