Napoli – Nei primi mesi del 2025, gli uffici campani dell’Icqrf, l’Ispettorato centrale repressione frodi, hanno sequestrato alcune tonnellate di latte di bufala concentrato congelato da imprese campane. Le ragioni risiedevano inizialmente nella mancata istituzione del registro dematerializzazione di carico e scarico. Ma, successivamente, la contestazione dell’Icqrf è stata estesa, alla luce della legge 138/1974, all’utilizzo di tale latte per la produzione di prodotti lattiero caseari non Dop.
A raccontare la vicenda è Il mondo del latte, house organ di Assolatte, che sottolinea come la pratica del congelamento del latte di bufala e dei relativi semilavorati, oltre che necessaria per sostenere la variabilità produttiva stagionale e per garantire un reddito agricolo stabile, è riconosciuta dalle autorità sanitarie competenti. Inoltre, negli anni, non è mai stata oggetto di contestazione da parte dell’Icqrf.
Sulla questione, si è pronunciato il Tar della Campania che, come riporta Assolatte, ha ritenuto che la legge del 1974, utilizzando il termine generico ‘latte’, si riferisse al solo latte vaccino. Questa interpretazione ha trovato conferma anche nella successiva normativa comunitaria, nonché nell’evoluzione della normativa nazionale.
L’associazione lattiero casearia, però, fa notare che, lo scorso novembre, il Senato ha approvato in prima lettura un disegno di legge che stabilisce che “alla filiera bufalina continuano ad applicarsi le disposizione di cui alla legge 11 aprile 1974, n.138”. Assolatte, come si legge su Il mondo del latte, la considera “una dicotomia interpretativa tra giurisprudenza e legislatore che lascia le aziende in un limbo pericoloso; un’incertezza che, se protratta, arrecherà danni alla produzione lattiero casearia bufalina con inevitabili ripercussioni sull’intera filiera”. L’associazione, dunque, “continuerà ad adoperarsi per sostenere le aziende nella risoluzione di questa controversia”.