Milano – Il mercato della burrata a peso fisso, in Italia, chiude l’anno terminante a gennaio 2026 con un andamento complessivamente stabile. Le vendite totali in volume si attestano a 4,79 milioni di kg, in lieve flessione (-0,5%) rispetto all’anno precedente. In controtendenza il dato a valore, che raggiunge 71 milioni di euro, segnando un incremento del 2,37%. I dati sono stati raccolti da Circana in esclusiva per Alimentando. La burrata conferma quindi una buona capacità di difendere il valore, pur a fronte di una domanda leggermente più debole in termini quantitativi.
Dal punto di vista territoriale, considerando il totale Italia tra Ipermercati, Supermercati, Libero Servizio Specializzato e Discount, il Nord-Ovest si conferma l’area a maggior peso, con il 34,4% dei volumi e il 34,3% del valore. Seguono il Nord-Est (26,4% dei volumi), il Centro+Sardegna (22,6%) e il Sud (16,6%). La distribuzione geografica mostra una concentrazione più marcata nelle aree settentrionali, che insieme rappresentano oltre il 60% delle vendite complessive.
Quanto ai canali di vendita, Circana rileva il Supermercato come quello privilegiato con oltre 2,4 milioni di kg di burrata venduta, pari al 50,6% dei volumi totali. Segue con 1,6 milioni di kg (pari al 34,1% dei volumi) il Discount.
Dalle rilevazioni Circana, Caseificio Sabelli, Capurso e Caseificio Pugliese – F.lli Radicci sono i tre principali produttori di burrata in Italia, con una quota pari al 20,5% del valore totale del mercato. Interessante il dato relativo alla produzione in PL, in quanto queste stesse aziende realizzano il 44,1% delle burrate a marchio del distributore.