Padova – Occorre cancellare l’attuale norma sull’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale che pesa sull’economia delle imprese agricole italiane in termini di redditi e opportunità di export e rappresenta un inganno per tutti i cittadini consumatori europei. Ad affermarlo è la Coldiretti in occasione della mobilitazione con quasi 3mila soci agricoltori al Palageox di Padova, assieme al presidente Ettore Prandini, al segretario generale Vincenzo Gesmundo e al presidente di Coldiretti Veneto, Carlo Salvan. Una battaglia fondamentale portata avanti dalla Coldiretti contro uno scandalo che esercita una pressione al ribasso sui prezzi pagati nei campi e danneggia l’immagine del Made in Italy nel mondo.
Per l’occasione è stata allestita la mostra ‘Gli inganni del codice doganale’ per rivelare “i trucchi con i quali prodotti stranieri, spesso extra Ue, di bassa qualità vengono italianizzati grazie a lavorazioni anche minime permesse dalla regola dell’ultima trasformazione sostanziale, per essere esportati all’estero come Made in Italy”, come recita la nota dell’associazione.
“Petti di pollo, magari provenienti dal Sudamerica, che vengono semplicemente panati oppure trasformati in crocchette e vengono esportati come Made in Italy. Cosce di maiale olandesi o danesi che vengono salate e stagionate per essere esportate come prosciutti tricolori. Ortofrutta trasformata, come sottolio (ad esempio carciofini egiziani) o succhi di frutta: anche per loro vale la regola dell’ultima trasformazione sostanziale e possono essere venduti sui mercati europei come prodotto italiano”. Secondo Coldiretti “l’inganno del codice doganale vale anche per altri prodotti per i quali in Italia c’è l’obbligo dell’etichetta d’origine ma non in Europa, come la mozzarella che può essere fatta con latte tedesco o polacco, o addirittura con cagliata ucraina, e poi venduta sui mercati comunitari come Made in Italy. Lo stesso avviene per i sughi preparati a partire da concentrato di pomodoro cinese o per la pasta prodotta con grano canadese trattato con glifosato”. La nota ricorda infine che quelli che vengono definiti “falsi prodotti italiani” avrebbero raggiunto un valore di 120 miliardi di euro. Tra i prodotti più “taroccati” vi sarebbero i formaggi, comprese le Dop, i salumi, l’olio extra vergine di oliva, le conserve e i prodotti ortofrutticoli.