Milano – La filiera della logistica è in crisi. Nonostante l’attività non si sia mai fermata per garantire durante la pandemia gli approvvigionamenti al Paese, il settore sta vivendo un momento drammatico a causa dei mancati pagamenti da parte dei committenti. Tutti i grandi gruppi, dall’abbigliamento alla manifattura, hanno smesso di saldare le fatture. Il comparto vale circa il 9% del Pil (poco più di 150 miliardi di euro l’anno) e mobilita 1,5 milioni di posti lavoro diretti con un milione di operatori indiretti attraverso l’indotto di 95mila aziende attive. “In autunno rischiamo di bruciare 300mila occupati”, dichiara preoccupato Ivano Russo, direttore generale di Confetra, la Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica. Fermare la logistica rischia di creare un corto circuito drammatico per l’intero sistema Paese: si fermerebbe un comparto che tiene in piedi l’economia italiana, le aziende tricolori andrebbero fuori mercato e alla fine ne andrebbe anche della sicurezza nazionale. Di colpo non solo si svuoterebbero i supermercati, ma si dovrebbero spegnere anche gli altiforni per mancanza di materie prime e l’intera struttura economica rischierebbe il tracollo. “Il nostro settore è strettamente interconnesso al funzionamento del Paese. Sotto il cappello dell’autotrasporto e della logistica rientra chi scarica i container in porto; chi preleva le merci per stoccarle nei grandi poli; chi li porta nei magazzini di prossimità e chi consegna coprendo l’ultimo miglio”, precisa Russo. Che conclude: “I pagamenti delle nostre fatture dovrebbero essere a 60 giorni, ma adesso abbiamo ritardi che possono arrivare anche a sei mesi”.
Logistica: è boom di fatture non pagate. A rischio 300 mila lavoratori
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