Proteine alternative, l’Italia può generare 10 miliardi di euro e 31mila nuovi posti di lavoro entro il 2040. L’analisi di Systemiq

2026-03-02T12:06:21+01:002 Marzo 2026 - 12:06|Categorie: Mercato|

Milano – Le proteine alternative potrebbero generare in Italia fino a 10 miliardi di euro di valore aggiunto annuo e 31mila nuovi posti di lavoro entro il 2040, configurandosi come uno dei settori chiave della trasformazione dell’industria alimentare nazionale. Secondo un’analisi di Systemiq realizzata con The Good Food Institute Europe, il mercato interno dei prodotti finali potrebbe raggiungere i 6 miliardi di euro, mentre le esportazioni circa 3 miliardi. A trainare il comparto, sarebbero soprattutto alimenti a base vegetale, carne coltivata e ingredienti ottenuti tramite fermentazione.

L’Italia possiede una posizione potenzialmente favorevole grazie al primato europeo per numero di ricercatori attivi nel campo delle proteine alternative e a una solida tradizione agroalimentare. Un esempio concreto arriva da Bolzano, dove il laboratorio Micro4Food della Libera università sviluppa nuovi prototipi nutrizionali nell’ambito del progetto europeo Smart Protein. Tra le soluzioni in ricerca figurano pasta arricchita con proteine di lenticchie rosse, cream cheese a base di legumi e avocado, yogurt vegetali ottenuti da funghi fermentati. Proprio la fermentazione consentirebbe di migliorare la digeribilità dei legumi. Resta tuttavia un nodo strutturale della filiera: nel 2023 circa il 70% della soia consumata in Italia era importata, nonostante il Paese contribuisca a una quota rilevante della produzione agricola europea. Per le associazioni di settore, la competitività futura dipenderà dalla capacità di integrare produzione primaria e trasformazione industriale ad alto valore aggiunto.

Le prospettive di crescita includono anche la fermentazione di precisione e la carne coltivata, frontiere tecnologiche su cui il quadro regolatorio europeo è ancora in evoluzione. Un’indagine Euroconsumers indica che il 47% dei consumatori italiani sarebbe disposto a provare carne coltivata se autorizzata, mentre il 68% ripone fiducia nell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Con la domanda globale di carne prevista in crescita del 50% entro il 2050 e la possibile riduzione dei raccolti dovuta ai cambiamenti climatici, la diversificazione delle fonti proteiche si configura come una leva strategica per la sicurezza alimentare e la competitività industriale.

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