Milano – Il prezzo del riso europeo crolla sotto i 300 euro a tonnellata, quasi dimezzato rispetto all’anno scorso, e il settore lancia l’allarme sulla sopravvivenza della risicoltura. A pesare sono soprattutto le importazioni a dazio zero dal Sud-Est asiatico, aumentate del 10% dall’inizio dell’anno e ormai pari a oltre metà degli acquisti europei. Le varietà più colpite sono Indica e Lungo A, esposte alla concorrenza di Cambogia e Myanmar, dove il riso arriva sul mercato a circa metà del prezzo europeo. Per questo la filiera chiede all’Unione europea di attivare una clausola di salvaguardia che limiti gli ingressi.
Il tema sarà al centro del voto di aprile al Parlamento europeo sulla riforma del sistema di preferenze generalizzate, che consente importazioni agevolate dai paesi meno avanzati. La proposta attuale prevede un contingente di 565 mila tonnellate oltre il quale scatterebbero i dazi, una soglia che il settore giudica insostenibile rispetto alle 200 mila tonnellate ritenute compatibili.
L’Italia, primo produttore europeo con oltre il 55% del totale, guida il fronte dei paesi risicoli. Secondo la presidente dell’Ente Risi Natalia Bobba, le attuali politiche europee rischiano di portare il comparto verso un “declino irreversibile”. L’industria teme inoltre una crescente dipendenza dall’Asia per gli approvvigionamenti, mentre produttori e associazioni denunciano anche dubbi sulle condizioni sociali e ambientali nei paesi esportatori.