Roma – Confcommercio (assieme a Confindustria e Confesercenti) ha deciso di non partecipare al tavolo sulle Pmi convocato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy. “Non abbiamo più voglia di sederci e discutere con chi firma contratti ‘pirata’ e fa concorrenza sleale sulla pelle di imprese e lavoratori”, dichiara Mauro Lusetti, vicepresidente di Confcommercio con delega alla contrattazione, a Repubblica. “Non ha più senso farlo con sigle poco rappresentative che firmano contratti legali, ma che sfruttano i lavoratori e pagano 8-12mila euro all’anno meno dei nostri contratti. Riducendo tutele e diritti”, continua Lusetti.
In questa fase, spiega che ha preferito “lavorare con Cgil, Cisl e Uil ai tavoli tecnici sulla rappresentanza avviati dopo i due incontri avuti con i loro segretari generali”. Inoltre, “sarebbe improprio fare una legge che passa sulle teste di chi lavora a un accordo che speriamo arrivi entro l’estate. Sarebbe un grande risultato. In tempo per il rinnovo del nostro contratto del terziario che scade a marzo 2027 e riguarda 2,5 milioni di lavoratori”.
La visione del governo sembra distante da quella di Confcommercio: “Per noi si tratta dei contratti firmati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. In termini quantitativi: numero di iscritti ai sindacati e di votanti, numero delle imprese e occupati. Ma anche in termini qualitativi: rispetto delle norme sulla sicurezza, sistema di bilateralità, presenza sui territori. Il governo invece guarda ai contratti maggiormente applicati”.
Il punto, conclude Lusetti, è evitare di legittimare “contratti al ribasso che sfruttano i lavoratori”.