Coldiretti: ora e sempre trasparenza. Ma quanti scheletri nell’armadio…

“Ora e sempre resistenza” era uno degli slogan più usati dagli extraparlamentari negli anni di piombo. Ma ai giorni nostri, per il mondo del food, sembra più adatto il motto: “Ora e sempre trasparenza”. E quale miglior paladino della trasparenza di Coldiretti? Da sempre alfiere dell’origine in etichetta e della conoscenza di ogni passaggio del processo produttivo, l’associazione invoca la trasparenza a ogni pie’ sospinto. E non perde occasione di farlo, come è accaduto nella recente puntata di Report del 25 novembre, dedicata all’utilizzo di latte estero nei formaggi italiani. Una narrazione fuorviante e demagogica, dove tra i grandi inquisitori c’è il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini. Dimenticando che l’origine del latte è correttamente indicata sulle confezioni di prodotti, che tutto il latte viene rigorosamente controllato e che nessuna legge viene violata.

Trasparenza per trasparenza, parliamo allora della recente accusa dell’Antitrust verso Sis (Società italiana sementi), dove è coinvolta anche la premiata ditta Gesmundo&Prandini. Nel mirino una pratica commerciale sleale legata al monopolio del grano duro Senatore Cappelli, proprio da parte di Sis. Tra le accuse, il ritardo o il rifiuto della fornitura ai non aderenti a Coldiretti e l’aumento smisurato dei prezzi. Il tutto confermato da intercettazioni telefoniche e scambi di mail.

Altro fronte aperto è quello dei mercatini di Campagna amica. Da regolamento, il prezzo dei prodotti in vendita dovrebbe essere scontato del 30% rispetto a quelli rilevati dal servizio Sms consumatori. Servizio fuori uso da anni e con un sito dove appare la scritta “acquista questo dominio”. Alla faccia della trasparenza.

Come se non bastasse, all’inizio di novembre il Consiglio di Stato ha bocciato il vincolo obbligatorio di adesione alla Coldiretti, previsto all’articolo 6 dello statuto di Agrimercato Mantova. Spiega la sentenza: “Tra le norme di gara e le norme private di Agrimercato Mantova vi è una diretta incompatibilità poiché l’associazione alla Coldiretti è imposta a tutti gli associati intenzionati a svolgere attività come quella messa a concorso dal comune di Mantova, al pari della necessaria sottoposizione dei fascicoli e contabilità aziendale ad Impresa Verde, struttura di emanazione di Coldiretti finalizzata all’assistenza fiscale e contabile degli associati”. Il caso riguarda Mantova, come detto. Ma sarà ora da capire quali potranno essere gli effetti sui tanti mercati contadini in Italia dove sventola la bandiera giallo verde e dove, probabilmente, le regole sono le medesime. Senza parlare del tanto sbandierato Km zero, salvo poi trovare arance di Sicilia in Lombardia.

Cosa dire poi del comportamento di Coldiretti di fronte all’utilizzo di cosce di Duroc danese, vietate dal disciplinare, per la produzione di prosciutto di Parma? Ma come, proprio loro, pronti a diffondere comunicati sulla pioggia, sulla neve, sul caldo e sul freddo e chi più ne ha più ne metta, tacciono? Domandare è lecito, come recita il proverbio…

Ma ci sono altre zone d’ombra. I bilanci, per esempio. Per non parlare dei compensi (cumulativi) del presidente Ettore Prandini e soprattutto del segretario generale Vincenzo Gesmundo. Che, nel 2014, ha guadagnato la bellezza di quasi due milioni di euro senza mai fornire alcun tipo di spiegazione. E ancora: perché Coldiretti è contraria alla coltivazione degli Ogm in Italia, mentre nei Consorzi agrari che controlla si vendono regolarmente mangimi geneticamente modificati? E come mai l’associazione persiste con l’ostruzionismo verso i trattati internazionali, a partire dal Ceta, fondamentali per l’export del made in Italy nel mondo? Abbiamo fatto queste domande quattro anni fa. Domande che aspettano ancora una risposta.

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