Nicola Cesare Baldrighi risponde a Report: “Latte estero nel Grana Padano? Impossibile”

2019-12-06T16:05:04+02:006 Dicembre 2019 - 16:05|Categorie: Formaggi|Tag: , , , , |

Ferma e puntuale, arriva la risposta del Consorzio del Grana Padano alle accuse di Report, la trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci in onda su Rai 3. Che, in due diverse puntate, il 25 novembre e il 2 dicembre, si è occupata del settore caseario, in particolare del Grana Padano e del latte proveniente dall’estero. Per bocca del suo presidente, Nicola Cesare Baldrighi (foto), il Consorzio smonta punto per punto le insinuazioni della trasmissione di Rai 3.

Cominciamo dalla questione del latte. E’ possibile che materia prima estera finisca nella filiera del Grana Padano?

No, è assolutamente impossibile per una lunga serie di motivi. Il primo è che tale pratica è vietatissima dal Disciplinare. Ricordo, al riguardo, che il rispetto del protocollo di produzione della Dop è verificato ed attestato da un organismo di controllo terzo, assolutamente indipendente dal Consorzio e incaricato espressamente dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Nel caso del Grana Padano Dop si tratta di Csqa Certificazioni.

E quali sono gli altri motivi?

Il latte estero è incompatibile con la corretta e difficile caseificazione del Grana Padano per tre ragioni tecniche: la compromissione della struttura del latte per l’eccessivo sbattimento causato da lunghe percorrenze; una temperatura di trasporto troppo bassa e tempi troppo lunghi tra la raccolta alla stalla e l’inizio della lavorazione in caseificio. Oltretutto, è troppo rischioso tenere in bella vista molti mesi (minimo nove) forme prodotte con latte estero e quindi verificabili analiticamente da chiunque (Consorzio, Csqa, Repressio-ne frodi, Nas, Nac, Asl e autorità giudiziaria).

Quale ente è autorizzato a compiere le analisi di controllo sull’origine del latte?

Ad oggi solo il laboratorio di San Michele all’Adige, un istituto di diritto pubblico, che è attrezzato per le analisi isotopiche sulla provenienza del latte e conosce la mappatura isotopica degli areali del Grana Padano.

Quante analisi isotopiche sono state effettuate, negli anni?

Le analisi commissionate dal Consorzio, da quando 15 anni fa si è attivato il sistema, sono state circa 2mila.

Sono state riscontrate delle irregolarità?

In 15 anni ne abbiamo trovate sette. E solo una, nel 2005, era relativa all’uso di latte straniero nel formaggio, peraltro non ancora in commercio. La ditta è cessata poco dopo. Le altre sei erano relative a buste di grattugiato, prelevate sul mercato internazionale, dove era stato mescolato Grana Padano a formaggio estero. Tutte le irregolarità sono state sanzionate e denunciate. Di queste sei, solo due aziende sono ancora attive oggi.

C’è un rapporto tra il tema del latte estero e l’avviso di garanzia per abuso d’ufficio pervenuto, più di due anni fa, al direttore generale del Consorzio?

Assolutamente no. In quella vicenda, relativa al 2017, Stefano Berni ha difeso il sistema Grana Padano da una erronea interpretazione della procura di Reggio Emilia, che riteneva non marchiabile il formaggio di categoria “uno”, cioè quello con piccoli difetti. Producendo, su richiesta di Nuova Castelli, documenti sia storici che recenti che conclamavano la legittimità di marchiatura dell’”uno”.

E dopo, cosa è accaduto?

Il tribunale ha dissequestrato il Grana Padano di categoria “uno” erroneamente sequestrato.

Qual è stata la sua prima reazione, dopo la messa in onda di Report?

Di stupore e amarezza. Perché proprio noi stiamo facendo della lotta alle frodi, alle contraffazioni e alle evocazioni, da sempre, un’incessante battaglia storica, un vero motivo di vita del Consorzio. Con assoluto rigore, tenacia, massima trasparenza e imparzialità. Una battaglia sulla qualità, senza alcun riguardo verso chiunque, piccolo o grande, che risultasse aver commesso anche modeste infrazioni, consiglieri d’amministrazione compresi. Pensiamo in materia di essere i primi e i migliori, come ci viene riconosciuto anche da molti colleghi europei, che ci chiamano ad insegnar loro i nostri metodi. E come attestano le graduatorie di merito sui progetti di tutela presentati al ministero ogni anno, che ci vedono sempre regolarmente al primo posto. Spiace molto constatare illazioni contrarie ed infondate.

L’intervista completa verrà pubblicata sul numero di gennaio 2020 di Formaggi&Consumi, in distribuzione a Marca

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