Crollano le quotazioni dei vini italiani: -30% per Valpolicella, Nebbiolo e Dolcetto

Roma – Un anno nero per i vini italiani, in ginocchio a causa della sovrapproduzione e della pandemia. In discesa i prezzi all’origine dei principali vini. Da giugno 2019 a giugno 2020, stando ai dati Ismea e delle camere di commercio riportati da Italia Oggi, a perdere maggiormente sono stati i vini toscani, piemontesi e veneti. Con l’unica eccezione dell’Amarone, che segna un +6%. E del Prosecco Doc, con giacenze in linea con il 2019 e i prezzi in tenuta. “Raccogliamo i frutti del doppio taglio delle rese e della riduzione della cernita delle uve del 2019 e dello scorso giugno”, commenta Andrea Sartori, presidente del Consorzio della Valpolicella. L’omonimo vino, infatti, perde tra il 25% e il 30%, pagando per le enormi giacenze. Male anche il Nebbiolo, il Dolcetto d’Alba e il Barbaresco, sempre a -25/30%. Tra i piemontesi, resta alta anche l’attenzione del Consorzio del Barolo: mentre le fascette sono salite del 3%, lo sfuso è sceso del 17%, e le giacenze sono aumentate di 20mila ettolitri. Resta critica la situazione dei vini toscani: -16% per il Brunello di Montalcino e -11% per il Chianti. “I prezzi sono depressi”, commenta Giovanni Busi, presidente del Consorzio del Chianti. “Ma a soffrirne di più sono gli agricoltori. Alla fine del primo semestre le vendite segnavano un -6%: un dato confortante, ma, considerata la sostanziale chiusura del canale Horeca, il Consorzio ha ridotto la produzione del 20%”.


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