Hotel: il 90% delle strutture è ancora chiuso. Troppi i rischi e le spese da affrontare

Roma – Le paure per il ritorno dell’epidemia, le difficoltà finanziarie e la mancanza dei turisti stranieri stanno mettendo a dura prova le aperture degli alberghi. A Roma e in Puglia il 90% delle strutture alberghiere è ancora chiuso. In Toscana sono previste alcune aperture nel mese di giugno, ma la Regione fa sapere che il settore stima una perdita del 70% del fatturato annuo. Anche Venezia indugia sulle aperture: settimana scorsa la Coima Sgr, la società che gestisce il fondo ‘Lido di Venezia II’, ha annunciato la riapertura dell’albergo 5 stelle lusso ‘Hotel Excelsior’, ma solo dal primo agosto. Nel frattempo, a Milano, sono solo due gli alberghi di lusso ad aver riaperto: Palazzo Parigi e il Melià. Tutti gli altri aspettano il primo luglio o non hanno ancora fissato una data per ripartire. Oppure hanno riaperto solo il ristorante o il caffè, come il Mandarin Oriental. “Bisogna fare bene i conti prima di riaprire, perché un albergo deve lavorare almeno al 65% e qui rischiamo di rimetterci”, spiega Marco Michielli, vicepresidente di Federalberghi e Confturismo agli associati. Ribadisce infatti che, per riaprire dopo il lockdown, ci sono i costi di sanificazione, ma non solo. Servono più assunzioni per la turnazione e la riorganizzazione degli spazi per i distanziamenti. Oltre al problema che se qualcuno dovesse ammalarsi, l’intero albergo rischierebbe di essere messo in quarantena.


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