Il 2018 dell’Amarone: bene l’Italia, rallenta l’export

Verona – Bene il mercato interno, in forte crescita l’enoturismo, in pausa congiunturale l’export. È questa la fotografia scattata dall’Osservatorio vini della Valpolicella di Nomisma Wine Monitor sul 2018 dell’Amarone. In Italia, le vendite della Docg veronese hanno fatto segnare un +4% a valore, in primis grazie alla crescita della domanda presso Horeca ed enoteche. Altro fattore premiante, la vendita diretta, generata da un enoturismo sul territorio sempre più dinamico. L’Amarone chiude così il 2018 con un giro d’affari di 334 milioni di euro, ma il saldo complessivo è negativo del 6% sul 2017 a causa della frenata in alcuni Paesi esteri chiave e per effetto della povera annata 2014 (-4,6% l’imbottigliato). Performance deludente in Germania (-40%), dove però si è scontato l’exploit del 2017 (+45%) e una conseguente eccedenza di scorte di prodotto. E se Cina e Giappone danno segnali di crescita interessanti, pur con una quota di mercato ancora emergente (5%), l’Amarone vola nel Regno Unito, con un +15% a valore. Bene anche gli Usa, secondo sbocco all’estero (+3%), mentre le vendite calano in Svizzera (-5%), Canada (-4%) e Svezia (-6%). “Dopo anni di crescita l’Amarone ha registrato, al pari degli altri vini fermi italiani, una difficoltà congiunturale su alcuni mercati tradizionali e maturi”, evidenzia Andrea Sartori, presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella. “Allo stesso tempo raccoglie segnali interessanti in Paesi che rappresentano il futuro della Denominazione, Asia in primis”. Complessivamente la Germania rimane la prima destinazione con una quota di mercato del 16%, tallonata dagli Usa (15%) e dalla Svizzera (12%). Poi Regno Unito (11%) e Svezia (7%). Nel complesso, l’export per l’Amarone vale il 65% sul totale vendite.

In foto, da sinistra: il ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, insieme a Olga Bussinello e Andrea Sartori, rispettivamente direttore e presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella


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