‘La Vita in Blu’ di Auchan sotto attacco. Bordoni (Centromarca): “Distorsione della concorrenza”

Selezionare prodotti ‘migliori’ di altri. E’ questo l’obiettivo del programma ‘La Vita in Blu’, lanciato in settembre da Auchan. La catena francese ha analizzato e classificato migliaia di referenze attraverso le etichette. In base alle caratteristiche nutrizionali ha applicato, poi, alcuni evidenziatori blu sugli scaffali, in corrispondenza dei cibi con il punteggio più alto nelle varie categorie. Siamo stati i primi a valutare il progetto con una verifica sul campo, precisamente all’Auchan di Monza. Ad accompagnarci è stato Carlo Delmenico, direttore responsabilità sociale d’impresa e del programma benessere di Auchan Retail Italia (clicca qui per leggere l’articolo).

In un recente editoriale, il direttore Angelo Frigerio avanzava qualche dubbio sul progetto e più in generale sulla “deriva salutista”: una sorta di “ideologia del XXI secolo che parte dalla definizione di ‘cibo uguale a medicina’. […] Per me il cibo è gusto, arte e cultura, convivialità. […] Per questo, alla fine, occorre affiancare a giuste osservazioni sulla qualità e salubrità del cibo, tutto quello che gli gira intorno. Che forse è molto più importante”. Ma il direttore non è stato l’unico a storcere il naso. Questo il commento di Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare: “Siamo sinceramente allarmati dall’irresponsabile tendenza di alcune catene di distribuzione e aziende multinazionali di scegliere in totale autonomia, secondo regole non condivise, sistemi di valutazione dei prodotti alimentari”. Anche Giorgio Calabrese, presidente del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare del ministero della Salute, ha preso posizione: “Sono rimasto esterrefatto. La selezione di Auchan orienta i consumatori verso i prodotti con il bollino blu escludendo molti prodotti della dieta mediterranea, ma sulla base di cosa?”. E non poteva mancare Coldiretti: il presidente Roberto Moncalvo ha messo in guardia da sistemi “fuorvianti, discriminatori e incompleti”.

La catena ha replicato con un comunicato in cui si legge: “I prodotti sui nostri scaffali sono tutti di comprovata qualità. La selezione non ha l’obiettivo di discriminarne alcuni, quanto piuttosto quello di evidenziare, all’interno delle singole categorie, quelli che risultano avere il miglior equilibrio nutrizionale. Tale valutazione avviene in base a un algoritmo scientifico che utilizza le informazioni contenute nelle etichette, partendo da una selezione convalidata da un collegio di esperti nazionali ed internazionali”.

Ma la polemica è proseguita. Nel numero di dicembre, il mensile Il Salvagente, rivista specializzata nella tutela dei consumatori, ha dedicato alla questione un lungo articolo dal titolo: ‘Se il bollino sul cibo finisce per confondere’. L’inchiesta fa notare la mancanza di spiegazioni sui criteri adottati per la classificazione e rileva diverse criticità confrontando prodotti con o senza bollino. Come se non bastasse, il carico da novanta lo cala Luigi Bordoni, presidente di Centromarca (Associazione italiana dell’industria di Marca): “L’iniziativa di Auchan rivela un’elevata discrezionalità. Le informazioni fornite al consumatore non consentono di identificare con chiarezza quali sono i criteri per l’assegnazione dell’evidenziazione a scaffale. Ne risulta una comunicazione incompleta e fuorviante, che confonde e può determinare una distorsione della concorrenza. Quindi non in linea con le prescrizioni del Codice del Consumo, in cui è stabilito che le informazioni devono essere espresse in modo chiaro e comprensibile, tali da assicurare la consapevolezza del consumatore”.

E il 14 dicembre è intervenuto a gamba tesa Antonio Longo, il rappresentante dei consumatori italiani nel Comitato economico e sociale europeo, che ha annunciato un esposto all’Antitrust e alla Commissione europea per pubblicità ingannevole e distorsione della concorrenza. Alle perplessità su scientificità e discrezionalità dell’iniziativa, quindi, si aggiungono quelle sulla legalità.