Nicola Zingaretti ‘tromba’ De Castro

Milano – La bomba esplode il 21 marzo, come un fulmine a ciel sereno. Ed è lo stesso interessato a darne notizia via social, come usa oggi, con queste parole: “Credo sia arrivato il momento di fare un passo indietro e di chiudere quella che doveva essere una breve parentesi e che invece si è protratta ben oltre le aspettative e i miei iniziali progetti di vita. Ho quindi deciso di non correre per le prossime elezioni europee”. Scrive così Paolo De Castro (in foto), europarlamentare in quota Pd, tre volte ministro delle Politiche agricole, già presidente e attuale vice della commissione agricoltura e sviluppo rurale dell’Ue. Una decisone che mette fine a un impegno che dura dal 2009. E che sorprende e preoccupa buona parte del settore alimentare, già impegnata nel lavoro di riconferma alle prossime elezioni politiche europee di una figura ritenuta strategica per il made in Italy e particolarmente autorevole, soprattutto per la conoscenza dei meccanismi europei. Ma, al di là delle parole di rito scritte da De Castro, che spiega la decisione con la necessità di “rinnovare, di lasciare spazio a nuove e più giovani energie che possano interpretare al meglio e con la necessaria vitalità il progetto di Partito Democratico uscito dal Congresso”, sulla sua figura si è giocata una battaglia politica che poco ha a che vedere con il settore alimentare. Il nuovo segretario del Pd Nicola Zingaretti, infatti, ha scelto di candidare Carlo Calenda al Nordest e Susanna Camusso al Sud, offrendo a De Castro soltanto la candidatura come terzo in lista. Prioritario non perdere voti, è stato il mantra del nuovo segretario, anche sacrificando un pezzo da novanta come De Castro. Soprattutto se questo consente di recuperare i voti dell’ala più prossima alla destra, con Carlo Calenda, e alla sinistra, con Susanna Camusso. Di qui la decisione del professore, che nel suo messaggio aggiunge: “So, per le sensazioni provate in questi giorni viaggiando nei territori, che più di qualcuno rimarrà deluso da questa mia decisione, ma voglio rassicurare tutti coloro che hanno lavorato insieme a me quotidianamente, e in particolare i protagonisti del sistema agroalimentare: non ricandidarmi non significa abbandonare l’impegno per un settore che amo profondamente, ma interpretarlo in modo diverso. Io resterò in prima linea a battermi, anche se da un’altra posizione, per la difesa del ‘made in Italy’ agroalimentare e continuerò a lavorare con l’assiduità di sempre sui temi dell’Europa e dell’agricoltura. Ci sarò, come in tutti questi anni, per dare ascolto ai lavoratori, agli imprenditori e alle istituzioni e ad adoperarmi con loro per trovare e suggerire le idee migliori per tutelare gli interessi e lo sviluppo di un settore chiave per la società italiana”.


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