Quote latte: il Gip di Roma archivia i procedimenti penali. E lancia pesanti accuse alla pubblica amministrazione

Roma – I calcoli relativi alle quote latte, e di conseguenza le multe pagate dagli allevatori, sono tutti sbagliati. Dopo anni di proteste, battaglie ed episodi drammatici, è questa la conclusione finale cui è giunto il Gip (Giudice per le indagini preliminari) del Tribunale di Roma, Paola Di Nicola. Che, dopo un’intensa attività investigativa, ha concluso che i dati posti a fondamento del regime delle quote latte non sono veritieri, poiché fondati su autodichiarazioni spesso false e su un sistema di calcolo errato. Il giudice però ha archiviato i procedimenti penali a causa dell’impossibilità di individuare responsabilità personali, pur affermando che “la falsità dei dati era nota a tutte le autorità amministrative e politiche, rimaste consapevolmente inerti per 20 anni”. Si legge nella sentenza: “Alla luce di quanto accertato, non può che concordarsi con quanto sostenuto unanimemente dai difensori degli opponenti ovverosia che il numero di 5.753.822.000 di bovini improduttivi e senza alcun “evento di parto”, pari al 61% degli animali da latte italiano, inseriti nelle Banche Dati Nazionali in uso ad Agea e alla Izs, costituisca la prova della totale inattendibilità e falsità dei dati del sistema”. Scrive ancora il giudice: “Se le attività di vigilanza e controllo fossero state effettivamente svolte, come competeva istituzionalmente agli enti locali regionali, tutte le questioni di carattere economico e amministrativo non si sarebbero poste perché sarebbe state impedito di violare, per decenni, le regole che le istituzioni dell’Ue e poi quelle interne avevano posto a tutela del corretto conteggio delle quote latte e del produttori onesti”. Ma, conclude il Gip, “la responsabilità penale è personale e, nonostante le approfondite indagini svolte, sino ad oggi è emerso soltanto un quadro desolante di diffusa incapacità, neghittosità, perseguimento di interessi di singoli centri di potere e assenza di trasparenza rispetto agli obblighi gravanti sulla pubblica amministrazione”.


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