Con l’intesa si stima una crescita dell’export europeo del 33% in 10 anni. Tra i punti cardine ci sono lo stop ai dazi e la protezione delle IG. La soddisfazione del Consorzio Parmigiano Reggiano, del Ceev e di Zoppas (Agenzia Ice). I dubbi del Copa Cogeca, principale organizzazione agricola del continente.
Per far fronte a tempi quanto mai incerti, l’Unione europea continua a cercare nuove opportunità commerciali. E dopo Messico, Svizzera, India e Indonesia (in attesa del Mercosur), ha siglato un accordo di libero scambio con l’Australia.
L’intesa è stata firmata il 24 marzo, dopo ben otto anni di negoziato, e prevede l’eliminazione del 99% dei dazi (esclusi solo alcuni prodotti siderurgici) sulle esportazioni di beni e merci Ue verso l’Australia. Tra i prodotti su cui non graveranno più tariffe ci sono formaggi, preparazioni a base di carne, vini e spumanti, alcuni tipi di frutta e verdura, cioccolato e prodotti dolciari.
La commissione Ue prevede una crescita dell’export fino al 33% nel prossimo decennio. Il prodotto made in Italy più esportato in Australia sono le conserve di pomodoro (109 milioni di euro), seguito da dolci (93 milioni), formaggi e latticini (77 milioni), pasta (75 milioni) e vino (71 milioni). L’accordo proteggerà 165 Indicazioni geografiche alimentari e 231 di vini e bevande alcoliche.
Proprio la difesa delle Ig è un asse portante dell’intesa. Come conferma Riccardo Deserti, direttore generale del Consorzio Parmigiano Reggiano: “Il giudizio sull’accordo con l’Australia è moderatamente positivo. E questo per vari motivi. Il parmesan rimane un prodotto commercializzato ma sarà assoggettato a precisi obblighi, fra cui la segnalazione della reale origine del prodotto. Inoltre, l’Australia non seguirà la politica degli Usa, per cui non ci saranno dazi. Il Parmigiano Reggiano entra a pieno titolo fra le denominazioni riconosciute. Di più: in questo accordo il governo australiano ha comunicato che lavorerà in partnership con la Ue per costruire un sistema di indicazioni geografiche. Un deciso cambio di passo: l’Australia ha sempre seguito gli Stati Uniti, oggi invece si stacca e firma un accordo assolutamente originale. Complessivamente, dunque, questo dovrebbe portare a uno sviluppo del nostro business nel continente”.
In merito alla protezione delle IG del vino, ha dichiarato Ignacio Sánchez Recarte, segretario generale del Ceev (Comité Européen des Entreprises Vins): “L’eliminazione graduale dell’uso del termine ‘Prosecco’ per le esportazioni australiane, insieme a norme di etichettatura più chiare per evitare confusione tra i consumatori quando i produttori australiani utilizzano il termine Prosecco a livello nazionale come nome di varietà, non è un cattivo risultato considerando la complessità delle discussioni”.
Aggiunge Matteo Zoppas, presidente dell’Ice: “Se dobbiamo guardare i numeri, l’Australia per noi rappresenta al momento un mercato importante, ma non enorme. Questo nuovo patto commerciale va nella direzione di una sburocratizzazione. Se facciamo un’analisi complessiva, vediamo che dal 2014 al 2023 le barriere tariffarie sono aumentate in modo molto sensibile. Questo accordo, assieme agli altri che sono stati siglati, è un segnale forte di una potenziale inversione di tendenza”.
Per i settori come carne bovina, ovina e caprina, zucchero, alcuni prodotti lattiero-caseari e riso, l’accordo permetterà importazioni dall’Australia a dazio zero o ridotto solo in quantità limitate. È previsto un meccanismo di salvaguardia bilaterale per questi comparti sensibili. A titolo di esempio, per le carni bovine l’Ue aprirà due contingenti tariffari per un totale di 30.600 tonnellate, in parte a dazio zero e in parte a dazio ridotto del 7,5%. Si tratta dello 0,5% del consumo europeo di carni bovine e meno del 2% di tutte le esportazioni australiane del settore. Anche i contingenti tariffari del lattiero caseario sono modesti: 0,25% del consumo Ue per il burro e 1,1% per il latte scremato in polvere.
Ma non tutti plaudono all’accordo. L’associazione agricola europea Copa Cogeca spiega in una nota che l’intesa “solleva molteplici e forti preoccupazioni per l’agricoltura europea, che è chiaramente e ancora una volta la merce di scambio della strategia dell’Ue”. Le conseguenze a medio termine “saranno insostenibili per molti settori agricoli”, in particolare per carne bovina, zucchero e riso.