Biorepack-Unipi: sviluppato un metodo per individuare componente non biodegradabile nelle bioplastiche

2026-02-16T12:03:27+02:0016 Febbraio 2026 - 12:03|Categorie: Tecnologie|Tag: , , , , |

Pisa – Un nuovo strumento scientifico per contrastare le irregolarità nel mercato delle bioplastiche compostabili. È questo il risultato dello studio sviluppato dal Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa (Unipi) in collaborazione con Biorepack, Consorzio nazionale per il riciclo degli imballaggi in bioplastica compostabile.

Pubblicata sul Journal of Analytical and Applied Pyrolysis, la ricerca ha messo a punto un protocollo chimico-analitico capace di individuare e quantificare rapidamente la presenza di polietilene (Pe), polimero non biodegradabile il cui impiego negli imballaggi compostabili è consentito dalla normativa europea EN 13432 solo entro la soglia massima dell’1%.

Il sistema si basa su tecniche di pirolisi analitica accoppiata a spettrometria di massa, che permettono di rilevare concentrazioni di Pe anche inferiori alla soglia prevista dalla legge. La metodologia, come si legge in una nota diffusa dal Consorzio, consente controlli affidabili anche su matrici complesse, con tempi rapidi e costi contenuti, aprendo nuove prospettive sia per il controllo qualità industriale sia per le attività di vigilanza ambientale.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare il contrasto all’illegalità nel comparto, arginando l’uso improprio delle diciture ‘biodegradabile’ e ‘compostabile’ e tutelando le imprese che operano nel rispetto delle regole.

 

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