Roma – L’onorevole Mirco Carloni, esponente della Lega e presidente della Commissione Agricoltura della Camera, ha depositato un’interrogazione parlamentare contro Yuka, l’app francese che scansiona i prodotti e ne valuta la salubrità. La mossa punta a proteggere il patrimonio gastronomico nazionale da un sistema di giudizio definito dall’esponente leghista “antiscientifico e fuorviante”, accusato di esercitare sui consumatori “un’indebita influenza sulle loro scelte d’acquisto”.
Al centro della polemica c’è l’algoritmo utilizzato dalla piattaforma, che conta circa 45 milioni di utenti in Europa e oltre 8 milioni solo in Italia. Secondo Carloni, l’app si basa su parametri che penalizzano le eccellenze del Made in Italy, arrivando a classificare come mediocri o nocivi alimenti che sono “riconosciuti nel mondo come eccellenze”. Tra i prodotti finiti nel mirino delle valutazioni negative figurano pilastri della nostra economia come il Prosciutto di Parma, il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, l’Aceto Balsamico di Modena e la Mortadella di Bologna.
Yuka, nata in Francia nel 2017, permette di ottenere un voto da 0 a 100 scansionando il codice a barre di alimenti e cosmetici. Il suo verdetto si basa per il 60% sulla qualità nutrizionale, per il 30% sulla presenza di additivi e per il 10% sulla certificazione biologica. Il nodo del contendere è proprio quel 60% legato al sistema Nutri-Score, l’etichetta a semaforo che valuta i cibi su una base standard di 100 grammi. Carloni sottolinea come questo metodo sia stato già “oggetto di attenzione da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato perché ritenuto inidoneo e fuorviante”, poiché non tiene conto delle porzioni reali e della dieta complessiva.
Il rischio, secondo il presidente della Commissione Agricoltura, è che valutazioni basate su “parametri nutrizionali falsi e inattendibili” colpiscano duramente le filiere produttive italiane. Per queste ragioni, l’interrogazione è stata rivolta ai ministri Francesco Lollobrigida (Agricoltura), Giancarlo Giorgetti (Economia) e Orazio Schillaci (Salute), con l’obiettivo di chiarire quali iniziative il Governo intenda adottare per tutelare i produttori e la salute dei cittadini. Carloni avverte che il ricorso a “valutazioni così approssimative e soprattutto non suffragate da evidenze scientifiche” rischia di produrre un danno economico rilevante al settore. Chiosa il parlamentare leghista: “È inaccettabile che un algoritmo, basato su criteri soggettivi e discriminatori, possa dare patenti di salubrità bocciando i pilastri della dieta mediterranea senza alcuna base scientifica rigorosa, colpevolizzando prodotti che sono l’orgoglio del nostro territorio”.