Consorzio Valpolicella: il rito della ‘messa a riposo’ candidato a Patrimonio immateriale Unesco

2026-03-20T11:41:49+02:0020 Marzo 2026 - 11:41|Categorie: Vini|Tag: , , |

Verona – Il 19 marzo la Commissione nazionale italiana per l’Unesco, su proposta del ministero della Cultura, ha presentato all’organizzazione parigina la candidatura del rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella a Patrimonio immateriale Unesco.

Come sottolinea presidente del Consorzio Vini Valpolicella, Christian Marchesini, si tratta della “prima tecnica vitivinicola a varcare la soglia dell’Unesco”. Per Marchesini, parliamo di “un savoir faire millenario che ha plasmato cultura, paesaggio e identità del territorio, diventando espressione autentica delle nostre comunità. Questo traguardo rafforza l’impegno a tutelare e trasmettere alle nuove generazioni una tradizione che non può essere data per scontata, valorizzandone il significato culturale e collettivo e l’unicità di Amarone e Recioto”.

Avviato oltre 13 anni fa, il percorso di candidatura è stato guidato dal Consorzio di tutela vini Valpolicella, capofila di un lavoro condiviso che ha coinvolto la Confraternita del sovrano nobilissimo ordine dell’amarone e del recioto (Snodar), il mondo accademico e l’intero territorio della Valpolicella.

Fulcro del dossier i quattro capisaldi identitari che secondo il Comitato scientifico – composto da enologi, giuristi e antropologi – hanno asseverato l’istanza della Valpolicella. In questo territorio, infatti, la secolare tecnica della messa a riposo delle uve della Valpolicella sulle ‘arele’ sistemate poi negli apposti ‘fruttai’ garantisce, cita il dossier, una “funzione educativa, ambientale, di riscatto sociale e di inclusione” e ovviamente “una funzione enologica”, perché “senza questa tecnica i vini del territorio non esisterebbero”. La decisione dell’Unesco è attesa nel 2027.

 

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