Crac Pop Vicenza: Gianni Zonin condannato a sei anni e sei mesi

2021-03-19T17:59:43+02:0019 Marzo 2021 - 17:38|Categorie: in evidenza, Vini|Tag: , , |

Vicenza – Gianni Zonin, ex presidente della Banca popolare di Vicenza, è stato condannato a sei anni e sei mesi di reclusione dal Tribunale di Vicenza. La sentenza di primo grado è relativa alle irregolarità legate alla gestione dell’istituto, poi dichiarato fallito. La decisione è stata letta intorno alle 16.00, al termine della camera di consiglio iniziata alle 14.00 di ieri. L’accusa aveva chiesto una condanna di 10 anni. Tra gli altri imputati, l’ex vice direttore generale Emanuele Giustini è stato condannato a sei anni e tre mesi, gli altri ex vice dg, Paolo Marin e Andrea Piazzetta, a sei anni. Assolti l’ex consigliere Giuseppe Zigliotto e l’ex dirigente Massimiliano Pellegrini, perché il fatto non costituisce illecito. Agli imputati sono contestati i reati di falso in prospetto, ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio. Il processo è durato oltre due anni, per 116 udienze tenute.

Il commento di Angelo Frigerio

Sei anni e sei mesi sono tanti. Vedremo se gli altri gradi di giudizio confermeranno la pena a Gianni Zonin. Rimane l’amarezza per come si è svolta la vicenda che lo ha portato in tribunale. Il quasi fallimento di Popolare di Vicenza e Veneto Banca ha rappresentato una delle pagine più amare nella storia finanziaria del nostro paese. Una intera regione è stata coinvolta: dagli imprenditori a cui veniva chiesto l’acquisto di azioni in cambio di finanziamenti, sino ai poveri pensionati che avevano riposto la massima fiducia nella “loro” banca, consegnandole i soldi per una serena vecchiaia. Tutto finito, tutto evaporato nel giro di poco tempo. Con azioni che da 62 euro l’una sono arrivate, in pochissimo tempo, a valere pochi centesimi. E chi c’era a capo di tutto questo? Il Doge Zonin, un altro che faceva il bello e cattivo tempo nella sua regione. Grande tessitore di trame fra le più varie: dalla finanza alla politica. Purtroppo non rischiano nulla quegli oscuri direttori di banca e impiegati che, pur sapendo che le azioni non erano certo sicure, hanno continuato a consigliare tutti di investire lì, perché il guadagno era certo. Sono i conniventi, oggi protetti dallo scudo di Intesa che ha rilevato le due banche. Ma hanno anche loro sulla coscienza i numerosi suicidi che si sono succeduti dopo il crac. Piccoli artigiani, imprenditori, ma anche persone comuni che si sono trovate il borsellino svuotato da loschi e spietati affaristi. Non sono un giustizialista. Da parte mia non vorrei che Zonin, alla sua età, andasse in prigione. Mi basta solo il giudizio del tribunale e del popolo. E, spero, il rimborso pecuniario alle vittime.

 

 

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