Crac Popolare Vicenza: chiesti 10 anni per Zonin

2020-12-18T13:01:04+02:0018 Dicembre 2020 - 13:01|Categorie: in evidenza, Vini|Tag: , |

Ipotesi di pena record per l’ex presidente di Bpvi. Accusato dei reati di aggiotaggio, ostacolo all’autorità di vigilanza e falso in prospetto. Ma in caso di condanna e ricorso in appello, il rischio prescrizione è molto concreto.

Di Angelo Frigerio

Il pubblico ministro della procura di Vicenza, Luigi Salvadori, ha chiesto una condanna di 10 anni di reclusione per Giovanni Zonin, ex presidente di Banca Popolare di Vicenza, nella requisitoria del processo agli ex vertici dell’istituto di credito. La pena più alta mai richiesta, in Italia, per un crac finanziario. Il procedimento, per i reati di aggiotaggio, ostacolo all’autorità di vigilanza e falso in prospetto, riguarda l’azzeramento del valore delle azioni dell’istituto in mano a poco meno di 120mila soci.

Il pm ha chiesto una condanna anche per gli altri cinque imputati. In dettaglio: 8 anni e 6 mesi per l’ex vice direttore generale Emanuele Giustini; 8 anni e 2 mesi per l’ex consigliere Giuseppe Zigliotto, per l’ex vice direttore generale Paolo Marin e per il manager Massimiliano Pellegrini; 8 anni per l’ex vice direttore generale Andrea Piazzetta. Per un totale ‘aggregato’ di 51 anni di pena.

“Sono queste le principali richieste di condanna nel primo, e finora unico processo andato in scena per il crac della Popolare di Vicenza, l’istituto di credito al centro di un dissesto da 3,7 miliardi di euro che ha coinvolto 100mila risparmiatori, tra prestiti irregolari per centinaia di milioni e bilanci addomesticati per nascondere le perdite”, si legge in un articolo de L’Espresso datato 15 dicembre. “La sentenza dovrebbe arrivare entro il prossimo febbraio, ma riguarda solo i reati di ostacolo alla vigilanza di Banca d’Italia e di falso in prospetto. In caso di condanna e di ricorso in appello, la prescrizione è più che probabile, quasi certa. In teoria, resta il filone principale d’indagine, quello per la bancarotta, che ha tempi di prescrizione molto più lunghi”.

Insieme, Veneto Banca e Popolare Vicenza hanno bruciato 10 miliardi di euro, considerando il valore massimo toccato nel 2014 dalle azioni delle due ex popolari, poi azzerato nello spazio di tre anni. Imprese e famiglie, che agli istituti avevano affidato i risparmi di una vita, hanno visto in un attimo andare tutto in fumo. Fedelissimi a quella che ritenevano la ‘loro banca’ e a Gianni Zonin, il suo presidente. Autentico Doge che dispensava benedizioni a tutti e tutto, potentissimo e riverito, sia dai notabili sia dai politici locali. L’eventuale sentenza di condanna in primo grado rappresenterebbe quindi un primo punto fermo per rendere giuridicamente meno complicata l’azione di rivalsa dei risparmiatori.

“So quello che ho fatto e quello che non ho fatto”, commenta il 10 dicembre, durante una pausa della requisitoria della procura nell’ambito del processo per il crac BpVi, lo stesso Zonin. “Sono tranquillo, lo sono sempre stato. Ho cercato sempre di fare il mio dovere, l’obiettivo era di far crescere la banca per salvarla”. E ha aggiunto: “Non ho mai fatto imbrogli e questo mi ha dato e mi dà sempre serenità. Sono sempre stato rigoroso”.

Per la società, in liquidazione coatta amministrativa, è stata chiesta una sanzione di 300mila euro con la confisca delle somme.

Torna in cima