Roma – Una ricerca del Crea, pubblicata sulla rivista ‘Molecules’, ha dimostrato come le acque di vegetazione dei frantoi, storicamente un onere ambientale per i produttori oleari, possano diventare una risorsa strategica per la zootecnia. Attraverso la tecnologia dello spray-drying, i preziosi polifenoli contenuti negli scarti della frangitura vengono estratti e trasformati in un integratore in polvere stabile. Inserita nella dieta delle bovine, questa “miniera di antiossidanti” genera un impatto virtuoso a cascata: da un lato migliora il benessere animale grazie alle proprietà antinfiammatorie dell’oleuropeina, dall’altro abbatte le emissioni di metano fino al 15%. Il risultato arriva al palato: analisi condotte con nasi elettronici e spettrometria di massa confermano che il profilo aromatico dei formaggi risulta più complesso e distintivo. Quello che era un rifiuto inquinante diventa così il segreto per un prodotto lattiero-caseario ad alto valore aggiunto, capace di coniugare tutela del pianeta e qualità sensoriale superiore.