Crisi dello stretto di Hormuz, effetti sulla logistica: rotte navali più lunghe e costi assicurativi in aumento

2026-03-20T11:28:14+01:0020 Marzo 2026 - 11:27|Categorie: Mercato|Tag: , , , , |

Milano – La crisi in Iran sta producendo un impatto diretto e crescente sulle catene logistiche globali, con effetti tangibili su rotte, tempi e costi lungo i corridoi Asia–Europa. Secondo Il Sole 24 Ore, che riporta un’analisi dei ricercatori di Oliver Wyman (gruppo Marsh), Maersk ha sospeso i transiti nello Stretto di Hormuz, deviando le navi via Capo di Buona Speranza: una scelta che allunga i tempi di percorrenza fino a 15 giorni rispetto agli standard.

Il blocco dello stretto, snodo chiave soprattutto per energia e materie prime, sta generando effetti a catena anche sul traffico containerizzato: congestione nei porti alternativi, riduzione della capacità disponibile e riallocazione delle flotte. In parallelo, la persistente instabilità nel Mar Rosso continua a limitare i transiti, spingendo i principali carrier a evitare l’area.

Sul fronte dei costi, si moltiplicano i sovrapprezzi, stando a quanto riporta il quotidiano di Confindustria. Cma Cgm ha introdotto un surcharge “emergenza conflitto” fino a 2mila dollari per container da 20 piedi, che può salire a 4mila per unità refrigerate o speciali, oltre a un sovrapprezzo carburante pari a 150 dollari all’andata e 75 al ritorno. Complessivamente, gli aumenti incidono tra l’11% e il 14% sui noli base. StaIl Drewry World Container Index segnala inoltre un incremento settimanale dell’8,4%, con tariffe salite a 2.123 dollari per container da 40 piedi.

Criticità emergono anche nel cargo aereo: hub strategici come Dubai operano ancora a capacità ridotta, con ritardi, cancellazioni e deviazioni dei flussi via Cina e Hong Kong.

“Se la crisi iraniana dovesse protrarsi”, sottolineano ricercatori di Oliver Wyman, “i costi di trasporto potrebbero raggiungere livelli simili a quelli registrati durante la crisi del Mar Rosso del 2023–2024, quando le tariffe del trasporto container da Shanghai ai porti europei erano aumentate di oltre il 250%”.

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