Alicante (Spagna) – Il Consorzio di tutela della Burrata di Andria Igp e la Casearia Cioffi, azienda salernitana specializzata nella produzione di Mozzarella di Bufala Campana Dop, sono i protagonisti di una disputa legale attorno all’uso del termine ‘burrata’.
La vicenda ha avuto inizio nel 2023, quando l’azienda campana ha fatto richiesta all’Euipo, l’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale, per registrare il marchio ‘Burrata Campana’, comprensivo di un logo, per diversi prodotti, tra cui una variante a base di latte di bufala. Il Consorzio pugliese, dunque, aveva fatto ricorso appellandosi ai diritti di tutela correlati alla registrazione del marchio di Burrata di Andria Igp e del relativo consorzio.
La sentenza dell’Euipo, risalente al giugno 2024, ha dato ragione ai fratelli La Marca, titolari di Casearia Cioffi, sottolineando, tra le varie motivazioni, che “non vi è rischio di confusione ai danni dei due marchi collettivi, né evocazione o usurpazione ai danni della Igp anteriore”. E che “l’elemento figurativo del marchio contestato, costituito da un insieme di linee curve e da un elemento semicircolare centrale raffigurante la sagoma altamente stilizzata di una burrata, gode, nel suo insieme, di un grado di distintività normale, data la sua elevata elaborazione grafica”. L’agenzia ha inoltre sottolineato come foneticamente, graficamente e concettualmente i due marchi differiscano per la presenza delle espressioni ‘di Andria Igp’ nell’uno e ‘Campana’ nell’altro.
Una nuova sentenza della Quarta Corte d’Appello dell’Euipo, lo scorso dicembre, ha respinto nuovamente il ricorso del Consorzio della Burrata di Andria Igp. Come riporta il Sole 24 Ore, la sentenza spiega che “la parola ‘burrata’ è un genus e che la ‘burrata di Andria’ è una species di quel genus e che solo quest’ultima è protetta dall’omonima IG. Un ulteriore indizio in tal senso è che lo stesso testo del disciplinare della IG si riferisce alla ‘burrata di Andria’ o ‘Burrata di Andria’ e non alla ‘burrata’ in generale”. La sentenza preciserebbe inoltre che “la Igp ‘burrata di Andria’ protegge solo la burrata che risponde al suddetto disciplinare, composta da latte vaccino e proveniente dal territorio pugliese. La stessa Igp non protegge, tuttavia, qualsiasi altro tipo di burrata. Si possono incontrare sul mercato, infatti, burrate al tartufo e burrate affumicate, prodotte in Puglia ma anche in altre regioni d’Italia, così come burrate di latte di bufala, prodotte principalmente nella regione Campania”.