Maometto e la montagna

2020-11-13T15:35:25+01:0011 Novembre 2020 - 15:36|Categorie: Editoriali del direttore|Tag: , |

C’era una volta il mercato alimentare. Aveva le sue regole e i suoi rituali che segnavano tempi e modi del business. L’anno, commercialmente parlando, cominciava con gennaio. Verso il 15 c’era un appuntamento strategico: Marca a Bologna. Una fiera nata come versione italiana del Plma di Amsterdam, completamente dedicata alla marca privata. La durata era di due giorni – a volte un giorno e mezzo, verso le due del pomeriggio del secondo giorno si cominciava a sbaraccare – con convegni, troppi, e piccoli stand. L’evento, nel corso degli anni, si era evoluto. Ed era diventato un punto di riferimento strategico per tutto il mercato. La Distribuzione moderna vedeva qui schierati tutti i buyer e i manager delle varie catene. Chi con veri e propri stand (Coop, Unes, Conad e altri), chi con folte delegazioni (Esselunga). Era il business del corridoio: “Ciao, come stai? Passate bene le feste di Natale? Come va la famiglia. A proposito, hai visto quel nuovo prodotto che abbiamo lanciato?”.

Una sorta di ‘micio micio bau bau’ fatto di strette di mani, saluti e baci. Con la sera del primo giorno dedicata a grandi cene in note trattorie e ristoranti bolognesi. Il clima era sempre conviviale, lontano dallo stress degli incontri nella sede delle catene. Incontri che avvenivano successivamente in ufficio, a volte proprio grazie alla chiacchierata nei corridoi di Marca. Era qui che si facevano le trattative vere e proprie. Con tempi e modi diversi. Spesso la telefonata per gli appuntamenti, la mail di conferma, la discussione in sede. Non per tutti. Il metodo Martinelli, nota catena veneta, prevedeva infatti una visita in ufficio laddove, come dal dottore, il rappresentante chiedeva a quelli già presenti: “Chi è l’ultimo?”. Una volta ammessi nel sancta sanctorum del signor o della signora Martinelli, l’incontro era sempre di breve durata. Nel caso ci fosse interesse, il paròn firmava subito l’ordine.

Verso la fine di gennaio cominciavano invece le grandi fiere internazionali: Ism a Colonia per il dolciario, Sirha a Lione – ogni due anni – per l’Horeca francese e non, Biofach di Norimberga, Winter Fancy Food a San Francisco, Gulfood a Dubai. Tutti eventi che ci accompagnavano verso la Pasqua. Da non dimenticare poi, per il vino, il Prowein di Düsseldorf e il Vinitaly di Verona.

Si arrivava così a maggio dove i due eventi clou italiani la facevano da padrone: Cibus a Parma e Tuttofood a Milano. Due fiere che in un primo tempo si svolgevano ad anni alterni, Cibus in quelli pari, Tuttofood in quelli dispari. Da due anni, invece, Cibus si era annualizzato, per la somma gioia di tanti espositori… Seguivano Plma ad Amsterdam e il Summer Fancy Food a New York. Sempre negli Usa poi, nella tarda primavera, si svolgeva una fiera itinerante dedicata solo ai buyer di Gd e Do. Si arrivava così ai due grandi appuntamenti dell’autunno: l’Anuga di Colonia e il Sial di Parigi. Anch’essi ad anni alterni, dispari per il primo, pari per il secondo, sempre in ottobre. Il resto erano eventi minori, magari importanti ma spesso locali.

Oggi tutto questo è preistoria. Una favola, come nella canzone Il vecchio e il bambino di Francesco Guccini. Il Covid 19 ha spazzato via tutto. Dallo scorso marzo, nel settore fieristico, è stato un susseguirsi di annunci, spostamenti, stop and go, nel tentativo di salvare il soldato Ryan. Tutti però, purtroppo, senza l’happy end. Cibus Forum, in settembre, e Sana Restart in ottobre sono stati due coraggiosi tentativi ma nulla più. E oggi tutti guardano al 2021 con ansia a preoccupazione.

Anche gli incontri con i buyer si sono dapprima diradati e poi bloccati completamente. Le trattative si fanno al telefono, via mail o, al massimo, con Zoom, Teams o altro ancora. Il rapporto personale, le belle chiacchierate sul calcio, la famiglia, le vacanze e poi sui contratti hanno fatto posto ad asettici incontri tutti incentrati solo ed esclusivamente sui prodotti, sulle forniture, sui prezzi. Difficile proporre novità. Per non parlare poi degli assaggi. Anche perché se si parla di prodotti alimentari da proporre ai clienti, varrà la pena assaggiarli… O no? Invece no. I buyer fanno smart working da casa. Al massimo sono asserragliati in ufficio. Non possono vedere nessuno. Mancano le guardie armate ai cancelli e i cani al guinzaglio, ma poco ci manca.

Che fare dunque, se non si possono incontrare i buyer in ufficio oppure nelle fiere? Un aiuto lo possiamo fornire noi. Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna. Il nostro gruppo editoriale, da sempre impegnato a fare da collante fra l’industria e la distribuzione, intensificherà il suo lavoro e le sue proposte on e off line per far conoscere iniziative di marketing e novità ai buyer. Attraverso il sito alimentando (una nuova versione è in allestimento), le newsletter e le riviste possiamo continuare ad essere quel veicolo di informazioni e approfondimenti che ci ha fatti diventare leader di mercato. Da parte nostra dunque l’impegno è a migliorare sempre più la nostra offerta che, ultimamente, si è arricchita di altre tre pubblicazioni: Made in Italy for Asia, newsletter per i buyer di Aeon (una delle più grandi catene al mondo); Grocery & Consumi, dedicata al mondo delle conserve vegetali e animali; Beverage & Consumi, un focus su acque minerali, soft drink, birre e spirits.

Lanciare tre riviste e assumere gente in questo periodo forse non è logico. Ma noi stiamo con Einstein: “La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto”.

 

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