Ortofrutta / Fruitimprese: “Nel 2025 export da record, ma la guerra frena. A rischio 150 milioni di euro”

2026-03-16T11:56:50+01:0016 Marzo 2026 - 11:52|Categorie: Mercato, Ortofrutta|Tag: , , , |

Roma – Nel 2025 le esportazioni italiane di ortofrutta hanno segnato un nuovo record storico, superando i 6,6 miliardi di euro (+11%) e quasi quattro milioni di tonnellate (+8,1%), ma la guerra in Medio Oriente mette in pericolo 150 milioni del nostro export. È l’allarme lanciato da Fruitimprese, l’associazione nazionale delle imprese ortofrutticole.

Il conflitto, spiegano dall’associazione, sta rallentando pesantemente i carichi diretti verso l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, Israele e gli altri Paesi dell’area interessata. “L’Italia è la maggiore esportatrice europea di ortofrutta verso il Medio Oriente, ogni anno invia soprattutto mele e uva da tavola per un valore complessivo che, nel 2025, ha superato i 150 milioni di euro”, spiega Marco Salvi, presidente di Fruitimprese. “Purtroppo, le esportazioni di mele si concentrano proprio nei primi mesi dell’anno e l’effetto negativo del conflitto si amplifica se consideriamo che il Canale di Suez stava riprendendo lentamente a funzionare e stavamo tornando sul mercato indiano e quelli del sud-est asiatico. Tuttavia, gli effetti della guerra non si esauriscono qui. La Turchia e l’Egitto sono storicamente i migliori partner dei paesi arabi e, al momento, vedono le loro esportazioni rispettivamente di mele e agrumi in stand by; il rischio è che questi prodotti invadano il mercato europeo con effetti devastanti sul livello dei prezzi”. La campagna italiana di esportazione degli agrumi, poi, in particolare delle arance, sta già subendo gli effetti del ciclone Harry. Ora, come spiega Salvi, rischia di essere messa in difficoltà anche dalla concorrenza del prodotto estero. In particolare il Sudafrica, da tempo presente nei mercati del Medio Oriente, potrebbe dirottare i suoi carichi verso l’Europa proprio mentre arrivano sul mercato le nostre varietà tardive. “Dobbiamo accelerare sull’apertura dei nuovi mercati, in particolare per le mele in Cina e in Messico e per l’uva da tavola in Sudafrica e Brasile. Il nostro ministero sta investendo in questo senso, bisogna far presto e arrivare prima degli altri competitors europei, altrimenti il lavoro sarà vanificato”.

 

Torna in cima