Pasqua 2026, tutti i rincari nel carrello

2026-03-30T15:33:46+02:0030 Marzo 2026 - 15:31|Categorie: in evidenza, Mercato|Tag: , |

I dati di Federconsumatori e Altroconsumo evidenziano un rincaro generalizzato dei prezzi. E la crisi del Golfo gonfia i costi dei prodotti ittici.

di Andrea Dusio

L’arrivo della primavera porta con sé il consueto sapore di festa, ma per le tasche degli italiani il menu di Pasqua 2026 rischia di essere indigesto. Secondo il monitoraggio dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, l’aumento medio dei prodotti tipici tocca il più 5,2%, con punte che arrivano alla doppia cifra proprio sugli ingredienti più rappresentativi della tradizione.

Il settore della carne è quello che subisce la scossa più forte. Chi non rinuncia all’agnello dovrà fare i conti con un prezzo di 26,90 euro al chilogrammo, segnando un netto più 10% rispetto allo scorso anno. Stessa sorte per il coniglio, che sale a 14,80 euro al chilogrammo (+10%), mentre l’abbacchio si attesta sui 28,90 euro al chilogrammo, con un rincaro più contenuto ma comunque significativo del 5%. Anche le alternative “bianche” non restano immuni: il petto di pollo balza a 15,90 euro al chilogrammo (+8%) e la fesa di tacchino raggiunge i 16,60 euro al chilogrammo (+4%). Per l’antipasto, il classico salame Corallina sfonda il muro dei trenta, arrivando a 30,50 euro al chilogrammo (+5%).

Il capitolo dolciario e dei prodotti da forno conferma il trend al rialzo. La colomba classica, immancabile a fine pasto, costa quest’anno 14,90 euro (+7%), mentre la versione farcita sale a 24,90 euro (+4%). Tra le specialità regionali, il casatiello registra un aumento del 5% (25,20 euro al chilogrammo), mentre la pizza pasquale si assesta sui 23,50 euro al chilogrammo (+2%). Anche i piccoli peccati di gola come i macarons (confezione da 6 pezzi) salgono a 14,20 euro (+1%). Nonostante le fluttuazioni globali del cacao, le uova di cioccolato restano care: l’uovo medio di marca da 220 grammi costa 16,99 euro (+6%), mentre quello piccolo da 150 grammi subisce un rincaro dell’8% (13,99 euro). Persino l’autoproduzione domestica costa di più, con le uova fresche (confezione da 10) in aumento dell’8% (4,30 euro).

Di contro, l’ultima rilevazione di Altroconsumo, condotta in venti punti vendita tra Milano e Roma e su dieci piattaforme di shop online, proietta l’immagine di una festa “a due velocità”, dove regna l’incertezza dei listini. Se infatti le colombe mostrano una sostanziale stabilità con un aumento medio dell’uno per cento, le uova di cioccolato continuano la loro corsa al rialzo, crescendo in media del tre virgola sette per cento nonostante la stabilizzazione del costo delle materie prime.

Il dato più rilevante riguarda la variabilità dei prezzi. Per le uova, i rincari non sono uniformi: se marchi come Novi e Balocco restano stabili, altri brand registrano impennate clamorose. Dolfin segna un +19,37%, Witors il 16,96% e Walcor oltre il 12%. Il prezzo medio al dettaglio ha ormai sfondato la quota di 57 euro al chilogrammo, ma la forbice è ampia: si passa dagli otto euro per i prodotti più economici agli oltre 130 euro al chilogrammo per le versioni gourmet o griffate. Anche il formato inganna: il Kinder GranSorpresa costa circa 93 euro al chilogrammo nel formato piccolo da 150 grammi, scendendo a sessantotto euro per quello grande da 320 grammi.

L’ultimo tassello per completare il quadro della tavola pasquale 2026 riguarda il comparto ittico, che non sfugge alla scure dei rincari. Secondo le analisi più recenti di Assoutenti e le proiezioni di Fedagripesca, il pesce fresco è tra i prodotti più esposti alle fluttuazioni di prezzo, con aumenti medi che si attestano intorno al tre virgola sei per cento, ma con picchi che sfiorano il dieci per cento per le specie più pregiate e richieste per il cenone del Venerdì Santo, come orate, branzini e crostacei.

A spingere verso l’alto i listini non è solo il fisiologico aumento della domanda tipico delle festività, ma anche una complessa situazione strutturale legata ai costi di produzione. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno infatti causato una nuova fiammata del prezzo del gasolio agricolo e per la pesca, con costi di gestione nei porti che sono aumentati in alcuni casi fino al quarantadue per cento. Questo aggravio si ribalta inevitabilmente sul consumatore finale, rendendo più costoso ogni passaggio della filiera, dal peschereccio al banco del mercato.

Anche il comparto dei surgelati risente della crisi energetica, con i costi di mantenimento della catena del freddo che spingono i prezzi verso l’alto di circa il quattro o cinque per cento rispetto allo scorso anno. Per far fronte a questa situazione, molti italiani stanno modificando le proprie abitudini d’acquisto, orientandosi verso il cosiddetto pesce azzurro, come alici, sarde e sgombri, che restano per lo più al di sotto dei dieci euro al chilogrammo, permettendo di rispettare la tradizione senza svuotare il portafoglio.

Torna in cima