Roma – In uno scenario internazionale attraversato da tensioni geopolitiche, nuovi dazi e frammentazione commerciale, Sace ha presentato lo scorso 26 febbraio la Mappa dell’Export 2026. Si tratta del mappamondo digitale che analizza circa 200 mercati attraverso indicatori integrati di rischio di credito, rischio politico e potenziale di opportunità per export e investimenti.
“In un contesto segnato da shock ricorrenti, la conoscenza dei mercati è indispensabile per orientare le strategie di crescita”, ha spiegato Alessandro Terzulli, capo economista di Sace, illustrando lo strumento. La Mappa 2026 – ha aggiunto – offre “una lettura integrata di rischi e opportunità Paese per Paese”, supportando le imprese nella scelta delle soluzioni assicurative più adatte.
Per il comparto agroalimentare, nello specifico, la diversificazione geografica resta un fattore chiave: oggi il 45% delle imprese italiane esporta in un solo mercato, aumentando l’esposizione a shock localizzati. Tra le aree più promettenti spiccano il Brasile, prima economia latinoamericana con opportunità in infrastrutture e beni di consumo; l’India, che punta a diventare hub manifatturiero globale anche grazie al rafforzamento dei rapporti con l’Ue; e il Marocco, solido sul piano politico e con un contesto favorevole agli investimenti.
Nel complesso, il commercio mondiale ha mostrato nel 2025 una crescita vicina al 5%, mentre nel triennio 2026-28 è atteso un incremento medio del 2,3%. Il rallentamento atteso, si legge in una nota di Sace, riflette la normalizzazione dell’effetto scorte, l’inasprimento delle politiche commerciali – con nuovi dazi e maggiore ricorso a misure non tariffarie – e un contesto finanziario ancora condizionato da livelli di indebitamento elevati in diversi Paesi.