Simest: conti in rosso. Preoccupano alcuni investimenti, tra cui quelli con Gruppo Ferrarini

2021-01-22T09:47:46+01:0019 Gennaio 2021 - 10:58|Categorie: in evidenza, Mercato|Tag: |

Roma – Conti in rosso per Simest, società di Cassa depositi e prestiti specializzata nei finanziamenti alle imprese italiane operanti all’estero. Dalla relazione sulla gestione 2019, riportata da Business Insider, emerge che “il margine di intermediazione, alla fine del 2019, è diminuito del 58,18% rispetto al 2018, passando da 39,11 a 16,35 milioni”, mentre “il risultato di esercizio dell’anno è diminuito di 23,5 volte circa rispetto al valore del 2018, passando da un utile di 1,21 milioni a una perdita di 27,13 milioni”. Peggiorato anche il risultato finale di tesoreria che aggrava il saldo negativo dell’8,51%. Secondo la Corte dei Conti, che effettua il controllo della gestione finanziaria della società, la perdita è dovuta al risultato di gestione e, in parte, “al ‘risultato netto dell’attività obbligatoriamente valutate al fair value con impatto a conto economico’, diminuito di 23,48 milioni rispetto al 2018 (-58,18 per cento)”. Nel bilancio 2019 di Simest si legge infatti che la perdita “è dovuta essenzialmente alle rettifiche di valore effettuate per il rischio di credito sugli investimenti in partecipazioni”: vista la crisi economica data dalla pandemia, Simest ha cioè ridotto il valore di alcune voci di bilancio. Tra gli investimenti che hanno destato maggiori preoccupazioni, quelle con il Gruppo Seci (Officine Maccaferri). Ma sono state fatte svalutazioni anche su posizioni già in sofferenza, riferite principalmente alle iniziative con il Gruppo Ferrarini, Mossi & Ghisolfi Spa, Maglital Srl e Metec Spa, per circa 12,8 milioni di euro. Secondo quanto rileva la Corte dei Conti “la voce più rilevante dei ricavi è rappresentata anche nel 2019 dai ‘proventi da investimenti in partecipazioni’, legati all’attività di investimento e ammontanti a 29,18 milioni (28,8 nel 2018) e dalle ‘commissioni attive’, che si sostanziano in 17,29 milioni (in aumento rispetto ai 16,6 del 2018) e si riferiscono principalmente ai compensi percepiti per la gestione dei fondi agevolati”.

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