Di Giulio Rubinelli
L’inflazione segue percorsi diversi a seconda del canale di vendita: i discount segnano gli aumenti più marcati, gli ipermercati rincarano ma in misura minore, mentre supermercati e libero servizio mostrano andamenti più moderati. Curioso il caso dei drugstore, che registrano persino una leggera contrazione dei listini. Non è solo una questione di numeri: è il segnale che la competizione tra formati e canali resta viva, e che i consumatori stanno affinando la propria capacità di scelta.
Tasso di inflazione su base annua
Specialisti drug -0,4%
Libero servizio +1,8%
Supermercati +1,8%
Totale Lcc +1,9%
Ipermercati +2,0%
Discount +2,7%
Fonte: Ufficio studio Coop-Nomisma su dati Nielsen IQ, winter edition
La geografia dei rincari è altrettanto differenziata. Carni, ittico e drogheria alimentare risentono delle fragilità delle filiere e del costo dell’energia, mentre cura casa, pet care e cura persona mostrano addirittura lievi cali. Il risultato è un mosaico complesso: l’inflazione c’è, ma non presenta l’uniformità che spesso i dati macroeconomici lasciano immaginare.
Il vero banco di prova non si gioca nelle tabelle di previsione, ma nei corridoi del supermercato. È lì che le famiglie decidono se riempire o meno le buste, se concedersi un prodotto in più o tagliare l’ennesimo sfizio. Come ammoniva Keynes, “nel lungo periodo saremo tutti morti”: ciò che conta, per i consumatori, è l’oggi. La sfida è trasformare la moderazione dei listini in un beneficio percepito, tangibile, quotidiano. Solo allora la tenuta italiana potrà dirsi davvero conquistata, non solo registrata nelle statistiche.