Londra (Uk) – Unilever ha annunciato la fusione della sua divisione alimentare con il gigante delle spezie McCormick. L’operazione, dal valore complessivo di circa 65 miliardi di dollari (56,5 miliardi di euro), rappresenta la seconda più grande transazione nella storia del comparto food (dopo Kraft- Heinz del 2015) e segna una svolta epocale per il colosso anglo-olandese.
La struttura scelta è quella del Reverse Morris Trust, un modello che garantisce significativi vantaggi fiscali: Unilever effettuerà lo spin-off del business alimentare (che include top brand come Knorr e Hellmann’s) per poi integrarlo con McCormick, proprietaria tra gli altri della salsa Cholula. Al termine dell’operazione, Unilever e i suoi azionisti deterranno il 65% della nuova entità, con un incasso immediato di 15,7 miliardi di dollari in contanti.
Per il ceo di Unilever Fernando Fernandez si tratta della mossa più audace dall’inizio del mandato (marzo 2025). La strategia è chiara: focalizzarsi sui segmenti a più alta crescita, come Beauty e Personal Care, liberandosi della divisione Food che, seppur redditizia, soffre di volumi stagnanti e della pressione dei nuovi farmaci GLP-1 per la perdita di peso. Sotto la lente degli investitori, guidati dall’attivista Nelson Peltz, Unilever accelera così quel processo di snellimento già avviato lo scorso anno con l’uscita dal business dei gelati (Ben & Jerry’s e Magnum).
Il deal esclude le attività in India, ma ridisegna i confini di un impero nato nel 1860 dal commercio di burro. Con questa mossa, Unilever si congeda di fatto dalle sue radici alimentari per scommettere tutto sul benessere e la cura della persona.
La decisione di Unilever di separarsi dal comparto Food, nonostante una redditività operativa del 22,6% superiore alla media di gruppo, risponde a una precisa necessità di accelerare la crescita e mitigare i rischi emergenti. Sebbene marchi come Knorr e Hellmann’s continuino a generare profitti solidi, la loro progressione nelle vendite si è fermata a un modesto 2,5%, un dato sensibilmente inferiore al target aziendale del 4-6% e alle performance dei segmenti Beauty e Personal Care. Questa lentezza riflette una saturazione strutturale nei mercati maturi come l’Europa e il Nord America, dove la concorrenza delle private label è sempre più aggressiva e sofisticata.