Usa / Crolla l’export di carne bovina in Cina: -65% per i tagli congelati e -76% per i freschi

2026-03-16T11:17:35+02:0016 Marzo 2026 - 11:17|Categorie: Carni|Tag: |

Washington (Usa) – Nelle tensioni commerciali tra Washington e Pechino, tra i settori più penalizzati c’è quello delle carni bovine. Con il nuovo corso della politica commerciale americana avviato dal presidente Trump, nel 2025 le esportazioni di manzo statunitense verso la Cina hanno subito un forte ridimensionamento, si legge su Agrisole, lasciando spazio ai concorrenti internazionali. In particolare, ne hanno beneficiato l’Australia e i grandi esportatori del Mercosur, che hanno rafforzato la propria presenza sul mercato cinese.

Secondo i dati dell’Us Census Bureau, le spedizioni di carne bovina dagli Stati Uniti verso la Cina sono crollate: -65% per i tagli congelati e -76% per quelli freschi e refrigerati. Alla base della frenata non c’è solo l’escalation tariffaria tra i due Paesi, caratterizzata da negoziati intermittenti e minacce di nuovi dazi, ma anche un fattore tecnico decisivo: la scadenza delle autorizzazioni per centinaia di impianti di lavorazione americani, che le autorità cinesi non hanno rinnovato.

La guerra commerciale si è sommata alle difficoltà interne del settore statunitense. Anni di siccità prolungata hanno ridotto le dimensioni delle mandrie, comprimendo l’offerta e spingendo i prezzi interni a livelli record. Questa perdita di competitività ha reso più difficile difendere le quote sui mercati esteri: nel complesso gli Usa hanno registrato un calo del 15% dei volumi esportati e del 9% del fatturato nel 2024.

Nel frattempo l’Australia ha raggiunto livelli record di produzione bovina, con prezzi più competitivi. Il manzo australiano ha trovato spazio anche negli Stati Uniti, dove la scarsità di offerta domestica ha favorito le importazioni: +21% per i tagli congelati e +45% per quelli freschi e refrigerati. Positive anche le performance dei fornitori latinoamericani — Brasile, Uruguay, Argentina e Paraguay — mentre le tensioni con il Canada hanno frenato i flussi provenienti da Ottawa.

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